IL DONO DELLA VULNERABILITÀ


(contributo di Franco Nanetti liberamente tratto saggio “Grammatica del cambiamento”Erickson, Trento, 2017 e dal contributo inerente “La guarigione del cuore”, Pendragon,Bologna, 2021)


L’innamoramento o “amore a prima vista”, seppur necessario, è un inganno,uno sviamento dalla realtà, una contraffazione egoica.
Spesso gli amanti all’inizio della passione che li travolge non si mostrano per quello che sono e neppure vedono l’altro per chi è realmente, perché spesso cercano in lui un “sostituto” di un genitore svalutato o idealizzato.
L’amore a prima vista è un amore “visionario” che genera cecità, dipendenza, rabbia, manipolazione, monotonia, risentimento e disillusione.
Quando la monogamia diventa monotonia, quando la divergenza diventa odio endemico, disgusto ed indifferenza, la ragione sta nel fatto che i partner non hanno ancora fatto esperienza dell’  “amore a seconda vista” basato sullo scambio autentico, sul dialogo, sull’accettazione profonda.
Come entrare nell’ “amore a seconda vista”?
Quando diventiamo capaci di amare ed amarci. nonostante la nostra
vulnerabilità, le nostre paure ed inquietudini, senza bisogno di “nasconderci”.
Se l’Ego, cristallizzato nel passato, è in termini narcisistici performativo, ossia ci impone di “amarci troppo e male”, la nostra parte in divenire ci consente di amarci come siamo, con i nostri pregi, le nostre virtualità, i nostri difetti, i nostri lati “ombra”.
Quando riusciamo ad amarci l’Ego si dissolve, mentre l’altrui mistero diventa una straordinaria opportunità per “incontrarci come fosse la prima volta”. Si può ri-cominciare, sempre.
Guarda negli occhi il tuo partner e digli con radicale apertura di cuore:


“Io ti offro il mio talento ed ogni cosa che credo di possedere, e con ogni cosa ti offro anche ciò che non vorrei mai darti, ma che purtroppo mi appartengono: la mia paura, la mia ignoranza, la mia impulsività e i miei vecchi problemi. Farò di tutto per migliorarmi, perché insieme possiamo trascenderci, ma in questa fatica ti prego di accogliere di tanto in tanto anche i miei difetti”

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