PAOLA CANGINI

(dal saggio riveduto ed ampliato di Franco Nanetti dal titolo “Psicologia e Spiritualità”, My Life, Rimini, 2015)

Franco Nanetti

La vetta più elevata dell’amore spirituale è il perdono assoluto o
incondizionato, l’essere nel perdono senza la necessità di
perdonare, il potere fare intima esperienza del perdono e del
perdonare “settanta volte sette”.
Se il perdono condizionato è un atto egoico che si compie nella
formula, forse un po’ superba, di chi dice: “Io ti perdono” o “Io mi
perdono”, il perdono assoluto o incondizionato è uno stato
estatico della mente non duale capace di cogliere una dimensione
dell’essere senza separazione e senza colpa.
Il perdono incondizionato è un offrirsi all’altro senza memoria e
senza desiderio, è un Sì a se stessi e alla vita per come questa si
manifesta.
Il perdono incondizionato risiede nel “fare anima”.
Nessuna fretta. Si tratta di imparare ad accogliere la rabbia, il
dolore, la paura, per poi “elevarsi”.
La pratica del “perdonare e perdonarsi” è un percorso di
trasmutazione verso lo sguardo della vastità del cuore dove tutto si
dissolve, dove il perdono viene elargito come una preghiera,
un’invocazione, un dono.
Ci sono circostanze in cui anche una persona che si è vista
mille volte la si può vedere per la prima volta. Quella prima
volta la si vede per quello che è, senza storia, senza colpa,
senza supposizioni, senza pretese.
Lì ci sono gli “occhi del cuore”.
Questo è il perdono incondizionato.

NEUROSCIENZE DELLE “CAREZZE”

“Clinica esistenziale®” (Dal saggio di Franco Nanetti “Guarire le ferite emotive” in corpo di stampa)

Il cervello rettile, la cui formazione risale a circa duecento milioni di anni
fa, svolge di base funzioni che sono in parte simili a quelle che consentono
la sopravvivenza dei rettili.
Tale cervello è formato da varie sottostrutture che, a partire dal midollo
spinale (nell’interno cavo della colonna vertebrale), comprendono il
tronco encefalico, il cervelletto, parti del talamo e di alcuni altri organi
posizionati nella base della scatola cranica.
Le operazioni che è in grado di compiere questa parte del cervello sono
strettamente connesse con la sopravvivenza, ossia a comportamenti
associati al nutrimento, all’attacco/fuga, all’accoppiamento.
Il cervello limbico si trova al di sopra del tronco encefalico, nella base
della scatola cranica. Tale formato da alcune sottostrutture di cui le
principali sono il talamo (condiviso col cervello rettile), l’ipotalamo e
l’amigdala. La sua formazione risale a trecento e duecento milioni di
anni fa. Tale cervello collabora sia col cervello rettile per il mantenimento
del corretto funzionamento fisiologico di base dell’organismo, sia per il
corretto funzionamento della sfera “emotiva”. In esso si attualizza una
gerarchia di importanza emotiva, si attivano processi psicosomatici
legati al piacere, alla paura, alla gioia, alla tristezza, alla curiosità, alla
rabbia e trova luogo una memoria selettiva (anche inconscia) di eventi
che si sono impressi perché hanno in qualche modo minacciato la
sopravvivenza dell’individuo.
La neo-cortex è di recente formazione: circa quattro milioni di anni fa.
E’ costituita da uno spessore di alcuni millimetri di materia grigia che
ricopre interamente (come una corteccia appunto) tutte le circonvoluzioni
della massa cerebrale.
Tale corteccia cerebrale è formata approssimativamente da dieci miliardi
di neuroni e migliaia di miliardi di circuiti diversi che permettono le
molteplici varietà di pensiero: analizzare, riflettere, indurre, dedurre,
fare ipotesi, calcolare, proiettarci nel futuro, comprendere e
condividere i sentimenti.
Secondo Antonio Damasio l’emozione è la bussola dell’azione, ma
un’emozione non integrata e plasmata dalla capacità cognitiva non porta a
un’azione “intelligente”.
Il lavoro sulle carezze in ambito analitico transazionale è un viatico per
transitare dalla reazione mesopaleocorticale alla risposta neo-meso
corticale
La “carezza” è comunicazione tra due persone dove entra in gioco la
sensibilità, il sentire emotivo, la comprensione cognitiva del contesto e
dell’ opportunità dell’azione, l’ascolto del proprio stato fisico
(propriocettivo), e l’ascolto attento (esterocettivo) dell’altro.
La carezza è una naturale espressione della propria intelligenza
emotiva, della globalità del proprio essere, un ponte per un percorso
di evoluzione spirituale.

ESERCITAZIONE: L’AUTENTICITÀ DELL’ESSERCI
In barba ai comandi repressivi del Genitore Critico Punitivo interno, ogni
volta che ce la sentiamo o lo riteniamo opportuno, possiamo:

  • dare “carezze”
  • chiedere “carezze desiderate”
  • accettare “carezze desiderate”
  • rifiutare “carezze indesiderate”
  • dare “carezze” a se stessi
    Provate in coppia o in piccoli gruppi a sperimentare lo scambio di carezze, ricordando ogni volta che vuoi dare una
    carezza le seguenti fondamentali regole:
  • chiedere il permesso (“Desidero farti un complimento, me lo consenti?”), al fine di rispettare i confini e i sentimenti
    altrui;
  • essere sinceri: un messaggio che parte dal cuore non può avere come sfondo la disonestà e l’intento d’ingannare;
    -depotenziare il Genitore Critico interno, ossia inviare messaggi positivi, anche quando ci sono voci interne che ci
    dicono: “L’altro non mi crederà…Chissà che cosa pensa di me?…Dopo mi sentirò inadeguato…”

LA FERITA EMOTIVA È UNA “FERITOIA DI LUCE”

(Dal saggio di Franco Nanetti “Grammatica del cambiamento”, Erickson, Trento, e  “Guarire le ferite emotive” in corpo di stampa)

Franco Nanetti

Professore di ruolo presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Urbino. Psicologo, psicoterapeuta, counselor clinico, Direttore dei Master in “Mediazione dei conflitti” presso l’Università di Urbino, supervisore e coordinatore scientifico della Scuola Superiore in “Clinica esistenziale”. E’ autore di numerosi libri pubblicati con case editrici nazionali ed internazionali.

Sono sempre più convinto che non bisogna aspettare di essere felici quando le cose vanno bene, ma quando decidiamo di vivere la gioia nonostante difficoltà, fallimenti, disagi, perdite, lutti, malattie.

La vita ci riserva sempre momenti di dolore.

Eppure penso che si debba comprendere che le nostre ferite sono anche un’opportunità per la nostra evoluzione, uno speciale “ologramma” al servizio della vita.

Senza le nostre ferite non possiamo elevarci e diventare la nostra “essenza”. A un patto, però: che le accettiamo, le ospitiamo nel nostro cuore senza avversarle, senza lamentarci.

Se rigettiamo le nostre ferite, perché ci opponiamo al dolore che inevitabilmente provocano, se ci lamentiamo ed inveiamo contro di esse, ci priviamo del loro potenziale di “luce”.

Scriveva James Hillman (2001): “Sono diventato tenace perché ho dovuto far fronte alla mia debolezza. La mia evoluzione era nella ferita”.

Ogni ferita è una “feritoia di luce” che passo dopo passo, se affrontata in consapevolezza, ci eleva, ci cura e ci rende unici e speciali.

Ma perché ogni ferita possa adempiere al suo compito evolutivo ci vuole il giusto coraggio di accettarla anche nei momenti più difficili, anche quando la “maschera egoica” vorrebbe nasconderla.

Spesso “seppur nascosta” la ferita emotiva dell’infanzia riemerge in modo inaspettato.

Carla durante una discussione con Mario sente il partner che alza la voce. Si ammutolisce. Quel terrore che prova non ha a che fare con l’irruenza del partner, ma con il fatto che le urla di Mario evocano in lei una ferita del passato mai cicatrizzata, presumibilmente legata ad un rapporto conflittuale con il padre.

L’esorbitanza della reazione emotiva di Carla che la porta a chiudersi in se stessa, non riguarda l’ “adesso” ma un “allora” che vive dentro di lei nonostante il passare degli anni.

Le conseguenze sono molteplici.

Una prima, concerne il fatto che la ferita emotiva inascoltata  viene rimossa o negata attraverso comportamenti dissonanti con l’intimo sentire, tanto ad esempio che Carla pur di evitare ogni conflitto diventa “compiacente” (e di questa sua compiacenza ne soffre).

La seconda conseguenza sta nel fatto che il “corpo di dolore” quale “memoria di quella antica ferita” non si rilassa mai.

Carla vive in una costante frenesia, che la spinge a fare tutto nella fretta.

Essendo la ferita emotiva congelata nel corpo, difficilmente riesce ad andare in vagotonia.

Nel timore dell’antica minaccia la persona “ferita” vive prevalentemente in uno stato adrenergico di tipo reattivo che crea stress e varie malattie.

La terza conseguenza sta nel fatto che allorché lo schema emotivo ricorrente della ferita viene proiettato  nelle forme pensiero, tanto che la persona ferita inconsapevolmente attrae situazioni che sono speculari allo schema emotivo che prova.

Carla vive spesso momenti di intensa aggressività con il partner, come se il ricordo emotivo del passato si riproponesse sempre.

Come scriveva Cesare Pavese (1949): “La cosa temuta accade sempre”.

La quarta conseguenza sta nel fatto che l’esorbitanza della reazione emotiva non consente a chi vive la ferita di avere una chiara visione delle cose. Carla nell’esorbitanza emotiva tende a rimuginare sul passato e a percepire in modo confuso il futuro.

In previsione dell’incontro di presentazione del Master, desidero precisare che non sempre si guarisce la ferita, ma che si può guarire “attraverso” la ferita, perché possiamo imparare tante cose dalla sofferenza.

Ad una condizione, però: che insegniamo al nostro cuore ad accoglierla.

“La cura per il dolore, scriveva il poeta Rumi, è nel dolore”.

LA MENTE EMOTIVA

Scriveva Gaston Bachelard (1951): “Il corpo sussurra in continuazione. Quando ne ascolti il mormorio, percepisci la verità”.
Recenti ricerche (C. Pert*, R. Ruff, E. Mezey, j. Wurtman, R. Roy, D.Chopra 2006-2017) hanno dimostrato che non solo il cervello influenza le nostre cellule, ma anche le cellule in parti colare a livello della membrana nella forma del rimbalzo biochimico influenzano il nostro cervello, che la mente nel corpo è parte integrante delle funzioni cerebrali, che ogni pensiero contagia ed è contagiato da tutto ciò che accade nel corpo e “oltre il corpo” (entanglement quantistico), che ogni schema emozionale ricorrente connesso con la ferita continua ad rimanere nella memoria del corpo.
Nei primi anni settanta Candace Pert (2008) scrisse un libro “Molecole delle emozioni” che poneva l’intento di dimostrare come la vita di ogni cellula è determinata dal tipo di recettori presenti sulla sua superficie e come questi avessero specifiche correlazioni con sostanze chimiche o speciali ligandi.
Abbiamo tre tipi di ligandi: i neurotrasmettitori, gli steroidi, i peptidi.
Questi ultimi, ossia i peptidi, sono costituiti da molecole che forniscono informazioni e che mettono in comunicazione numerosi sistemi:
endocrino, neurologico, gastrointestinale, immunitario.
I peptidi seguono il seguente percorso: dopo che sono stati prodottinell’ipotalamo -ghiandola che influenza le emozioni che proviamo-
vengono convogliati verso la ghiandola pituitaria, per poi entrare nel circuito ematico ed agganciarsi alle cellule, creando fenomeni fisiologici infinitesimali volti a regolare i processi vitali delle cellule stesse e lo stato dell’umore.
Joe Dispenza (2014) afferma che non necessariamente una cellula è un clone della precedente, in quanto essa può contenere più recettori del peptide a cui si è legato. In altri termini se la cellula ha ricevuto peptidi prodotti dalla depressione, la nuova cellula che si costituirà a partire dalla
precedente, avrà più recettori della depressione, diventando così incapace
di ricevere peptidi positivi, ad esempio quelli forgiati dalla gioia.
Dal momento che i recettori della membrana cellulare sono sia destinati a
ricevere messaggi che vengono prodotti a livello cerebrale che a inviare messaggi per la produzione di peptidi, si comprende pienamente che il
nostro corpo è costantemente influenzato da ciò che sentiamo e pensiamo,
e viceversa. Infatti l’aspetto più sconvolgente sta nel fatto che allorchè
la mente produce uno stato d’animo, il corpo tende a perpetrarlo.
“Un’ora di depressione, scrive Candace Pert, produce un numero elevatissimo di recettori che inviano attraverso determinati peptidi
messaggi al mesencefalo di natura depressiva.
In altre parole il melanconico grave è colui che per un periodo molto lungo si è trovato costretto a vivere la depressione nel corpo, tanto che nel corso
del tempo le spalle si sono abbassate, i muscoli hanno perso tonicità, lo sguardo si è proiettato verso il basso, la mimica si è bloccata, la pelle ha perso colore ed elasticità, le membrane cellulari hanno assimilato abbondantemente ligandi depressivi. Ciò spiegherebbe perché se ci lasciamo inquinare dalla depressione è così difficile uscirne”. Possiamo comprendere che se le cellule sono generate in base a ciò che pensiamo e
sentiamo, è importante che siamo consapevoli di poter regolare i nostri pensieri e i nostri stati emotivi.
Scrive Chris Prentiss (2008): “Se per un’ora siete depressi, avete prodotto circa 18 miliardi di nuove cellule con un numero superiore di recettori che attirano peptidi depressi, e un numero inferiore di quelli che chiamano in azione peptidi positivi. E’ come se trilioni e trilioni di recettori si portassero le mani a coppa attorno alla bocca, urlando: “Mandateci più depressione!”.
In altri termini se i pensieri tetri e negativi influenzeranno il corpo affinchè si abitui con più facilità a provare tristezza anziché gioia, a sua volta in una
sorta di spirale viziosa sarà il corpo a ri-generare pensieri “tetri-negativi”,
rendendo il soggetto sempre più dipendente dallo stato melanconico.
Vale a dire che se non abbiamo un adeguato controllo della nostra mente
inconscia, possiamo intossicarci dei nostri stati emotivi negativi, sviluppando una dipendenza verso di essi. In altri termini, se il nostro
atteggiamento mentale è orientato alla svalutazione, diventeremo voraci di
stati depressivi, mentre se in qualche modo sapremo, valorizzandoci, renderci felici, inevitabilmente il nostro corpo imparerà la gioia. Questo vale anche per altre emozioni. Si pensi nel medesimo modo alla rabbia.

La rabbia produce adrenalina, ma più siamo dipendenti dall’adrenalina più
tendiamo a “confliggere” con chiunque o venire soverchiati da una sorta di
rabbia rivendicativa che non plasma il mondo ma che crea profonda
sofferenza.

NEUROSCIENZE DELLE “CAREZZE”
Il cervello rettile, la cui formazione risale a circa duecento milioni di anni fa, svolge di base funzioni che sono in parte simili a quelle che consentono la sopravvivenza dei rettili.
Tale cervello è formato da varie sottostrutture che, a partire dal midollo spinale (nell’interno cavo della colonna vertebrale), comprendono il tronco encefalico, il cervelletto, parti del talamo e di alcuni altri organi posizionati nella base della scatola cranica.
Le operazioni che è in grado di compiere questa parte del cervello sono strettamente connesse con la sopravvivenza, ossia a comportamenti associati al nutrimento, all’attacco/fuga, all’accoppiamento.
Il cervello limbico si trova al di sopra del tronco encefalico, nella base della scatola cranica. Tale formato da alcune sottostrutture di cui le principali sono il talamo (condiviso col cervello rettile), l’ipotalamo e l’amigdala. La sua formazione risale a trecento e duecento milioni di anni fa. Tale cervello collabora sia col cervello rettile per il mantenimento del corretto funzionamento fisiologico di base dell’organismo, sia per il corretto funzionamento della sfera “emotiva”. In esso si attualizza una gerarchia di importanza emotiva, si attivano processi psicosomatici legati al piacere, alla paura, alla gioia, alla tristezza, alla curiosità, alla rabbia e trova luogo una memoria selettiva (anche inconscia) di eventi che si sono impressi perché hanno in qualche modo minacciato la sopravvivenza dell’individuo.
La neo-cortex è di recente formazione: circa quattro milioni di anni fa.
E’ costituita da uno spessore di alcuni millimetri di materia grigia che ricopre interamente (come una corteccia appunto) tutte le circonvoluzioni della massa cerebrale.
Tale corteccia cerebrale è formata approssimativamente da dieci miliardi di neuroni e migliaia di miliardi di circuiti diversi che permettono le molteplici varietà di pensiero: analizzare, riflettere, indurre, dedurre,fare ipotesi, calcolare, proiettarci nel futuro, comprendere e condividere i sentimenti.
Secondo Antonio Damasio l’emozione è la bussola dell’azione, ma un’emozione non integrata e plasmata dalla capacità cognitiva non porta a
un’azione “intelligente”.
Il lavoro sulle carezze è un viatico per transitare dalla reazione mesopaleocorticale alla risposta neo-meso corticale La carezza è comunicazione tra due persone dove entra in gioco la sensibilità, il sentire emotivo, la comprensione cognitiva del contesto e dell’ opportunità dell’azione, l’ascolto del proprio stato fisico (propriocettivo), e l’ascolto attento (esterocettivo) dell’altro.
La carezza è una naturale espressione della propria intelligenza emotiva, della globalità del proprio essere, un ponte per un percorso di evoluzione spirituale.

(Dal saggio di Franco Nanetti “Grammatica del cambiamento”, Erickson, Trento, e “Guarire le ferite emotive” in corpo di stampa)

Franco Nanetti professore di ruolo presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Urbino. Psicologo, psicoterapeuta, counselor clinico,® “Clinica esistenziale” Copyright

Direttore dei Master in “Mediazione dei conflitti” presso l’Università di Urbino, supervisore e coordinatore scientifico della Scuola Superiore
in “Clinica esistenziale”. E’ autore di numerosi libri pubblicati con case editrici nazionali ed internazionali.

VIVERE NELLA GIOIA ANCHE NEI MOMENTI DIFFICILI

“Richard Wilhelm si trovò in un remoto villaggio cinese colpito da una tremenda siccità. Gli abitanti avevano fatto di tutto per mettervi fine, ricorrendo a preghiere e a riti di ogni sorta, ma sempre invano, sicché gli anziani del villaggio decisero di rivolgersi a Wilhelm, il quale trovò come unica soluzione possibile quella di far venire un mago della pioggia da lontano.
Wilhelm riuscì ad essere presente con l’arrivo del mago della pioggia.
Un vecchietto grinzoso, giunse a bordo di un carro coperto.
Scesone, fiutò l’aria con espressione disgustata.
Allora chiese che gli fosse assegnata una capanna alla periferia del villaggio, ponendo come condizione che nessuno lo disturbasse e che il cibo gli fosse lasciato fuori dell’uscio.
Per tre giorni, non se ne era saputo più nulla.
Poi, il villaggio fu svegliato da un vero e proprio diluvio; era persino nevicato, cosa del tutto insolita in quella stagione.
Wilhelm, rimastone grandemente impressionato, andò dal mago della pioggia uscito dalla sua volontaria reclusione, al quale chiese meravigliato: «Tu puoi far davvero piovere?».
Il vecchio si mise a ridere rispondendo che «naturalmente» non poteva far piovere affatto.
« Ma finché tu non sei venuto » Wilhelm gli fece osservare che «c’era una terribile siccità».
Il vecchio rispose: «Vedi, io provengo da una regione dove tutto procede per il meglio, piove quando è necessario e fa bel tempo quando occorre, e anche la gente è a posto e in pace con se stessa. Non così invece con la gente di qui, la quale è fuori dal Tao e fuori di sé.
Quando ho messo piede nel villaggio sono stato subito contagiato, per cui ho dovuto starmene da solo finché non sono tornato nel Tao, e allora com’è ovvio si è messo a piovere”.
Liberamente tratto dalle “Opere” di Carl Gustav Jung
Il mondo, come si desume dal racconto in esergo, è specchio del nostro intimo sentire”.
Se ci intratteniamo con emozioni negative, il mondo si ripropone con lo stesso volto di quello che “emozionalmente proviamo”.
Affermava Cesare Pavese (1949): “La cosa segretamente temuta accade sempre”.
Se temiamo l’abbandono, sovente veniamo abbandonati.
Se ci sentiamo e percepiamo incapaci, e viviamo per questo un sentimento di afflizione e sfiducia, incontreremo sovente persone che ci criticheranno e giudicheranno.
Se viviamo la paura del rifiuto, sovente verremo rifiutati.
Se siamo incistati dentro un costante rimuginio mentale intriso di rabbia e livore incontreremo spesso persone che ci offenderanno con la loro aggressività e con le quali ci dovremo sempre scontrare.
Quello che accade “fuori” è uno schema di comportamenti che spesso si è già manifestato emozionalmente “dentro di noi”.
CAMBIARE EMOZIONALMENTE IL NOSTRO DESTINO

Molte cose che capitano nella nostra vita dipendono dal nostro “intimo sentire”.
Per questo se vogliamo un destino diverso, dovremo tenere conto dei sentimenti che proviamo e di come possiamo trasmutare emozionalmente nella pace, nella gioia, nell’ amore , nella gratitudine, indipendentemente da quello che ci accade (F.Nanetti, 2015).

NELLA GIOIA TUTTO DIVENTA MAGIA

Se desideri che le cose cambino smetti di lamentarti ed innalzati “vibrazionalmente”.
Non rimuginare su quello che non va.
Se nel risentimento, nei rimpianti e nella disperazione l’energia tende a stagnare, allorchè entri nella pace e nella gioia, secondo il paradigma quantistico, diventi un esploratore di infinite possibilità.
Quando impari a vivere nelle emozioni del cuore diventi capace di intravedere soluzioni che fino a quel momento non avevi intravisto, e molte cose che ti apparivano impossibili diventano possibili.
Gli “angeli paradossalmente” vengono in tuo soccorso quando continui ad amare te stesso e la vita, e non smetti mai di vedere e incontrare Dio ovunque, nonostante inciampi, difficoltà, fallimenti.

COME SI DIVENTA UN “MAGO DELLA PIOGGIA”?

Un genitore può fare molti errori con i propri figli, ma questi errori non sono particolarmente negativi se lo stesso genitore rimane consapevole del fatto che quotidianamente può fare dono del proprio essere felice, nonostante tutto.
Per diventare dei “maghi della pioggia” occorre abitare in modo incondizionato la gioia e la pace, anche quando non ci sono le ragioni per viverle.
Solo così si rende possibile il manifestarsi di ciò che desideriamo.
Il vero miracolo avviene per “contagio”.
Scriveva il mistico russo San Serafino di Sarov: “Acquista e conserva la pace interiore e migliaia intorno a te troveranno la salvezza”.

Franco Nanetti
Professore di ruolo presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Urbino. Psicologo, psicoterapeuta, counselor clinico, Direttore dei Master in “Mediazione dei conflitti” presso
l’Università di Urbino, supervisore e coordinatore scientifico della Scuola Superiore in “Clinica esistenziale”. E’ autore di numerosi libri pubblicati con case editrici nazionali ed internazionali.

Corso introduttivo alle abilità di counseling per docenti

Finalità: Con riferimento alla mappatura delle competenze (flessibilità, decisione, comunicazione, negoziazione, gestione stress, incertezza, consapevolezza e autoefficacia), gli insegnanti che prenderanno parte al progetto formativo, potranno, attraverso la modalità dell’apprendimento attivo di gruppo, integrare progressivamente il sapere teorico con gli aspetti esperienziali e di attivazione.

Gli argomenti proposti sono finalizzati a padroneggiare le competenze relazionali e comunicative, per un miglioramento del processo di insegnamento/apprendimento, che tenga in considerazione sia gli aspetti contenutistici che gli aspetti emotivi della relazione insegnante-alunno, insegnante-gruppo classe, insegnante-insegnante. Ulteriori finalità: trasmettere ai docenti alcuni strumenti di gestione dei gruppi, orientarne positivamente le dinamiche e attivarne le potenzialità supportive e propositive.

Maggiore efficacia relazionale nel rapporto insegnante-genitori.

Obiettivi formativi

Ambiti specifici: Gestione della classe e problemi relazionali.

Ambiti trasversali: Didattica per competenze e competenze trasversali.

Miglioramento della qualità del rapporto con la classe e con i singoli studenti, per un più efficace processo educativo e di insegnamento, attraverso la conoscenza di più funzionali modalità di comunicazione; l’implementazione e lo sviluppo delle competenze socio-relazionali; il potenziamento delle abilità di ascolto e l’apprendimento dell’ascolto attivo secondo il modello di Carl Rogers, Thomas Gordon e Robert  Carkhuff; l’acquisizione di conoscenze sulle “Life Skills” e delle competenze per la gestione di strumenti quali il circle time.

Descrizione sintetica del programma

Introduzione all’ascolto, tecnica di base della relazione efficace

La comunicazione: informazione e relazione

Educazione pro sociale: la Comunicazione Non Verbale per creare processi di sintonizzazione emozionale ed empatia;

Come ascoltare: l’utilizzo di percezioni, pensieri ed emozioni per comprendere l’altro

Il “feedback fenomenologico”: come processo di restituzione dei significati emotivi connessi con l’ascolto

Il processo circolare dell’“ascolto attivo” rogersiano

Le “Life Skill”: contenuti e strumenti

Insegnare le “Life Skill” a scuola

Circle Time

Metodologia didattica

Il corso è ideato per dare la possibilità di fare esperienza. Il 70 % del tempo è dedicato allo sviluppo di nuove competenze ed avviene attraverso l’esperienza pratica (Lavori di gruppo, Laboratori), il 30 % del tempo è dedicato alla contestualizzazione dell’esperienza tramite l’acquisizione di conoscenze (Lezioni frontali). Il monte ore è così strutturato: 6 moduli da 4 ore ciascuno, per un totale di 24 ore in aula dedicate alla formazione teorico-esperienziale; 12 ore di approfondimento e verifica dei contenuti on line con la supervisione dei formatori AIPAC.

Materiali e tecniche utilizzati

Slide, Videoproiettore, Dispense, E-learning

Verifiche

Verrà effettuata una valutazione delle conoscenze acquisite e degli effetti corrispondenti sul piano didattico e comportamentale, sia in itinere attraverso questionari conoscitivi, di autovalutazione, di auto esplorazione e discussioni guidate, sia al termine del percorso attraverso strumenti valutativi quali test a scelta multipla e questionari a risposte aperte.

Mappatura delle competenze

Questo corso è finalizzato a sviluppare competenze che rientrano nelle aree: Cognitiva, Relazionale e Metacomunicativa. In particolare i docenti potranno: acquisire e rafforzare gli atteggiamenti di apertura ad un confronto costruttivo con gli altri, modificando lo stile di comportamento in funzione del contesto (FLESSIBILITÀ);

esercitare la propria capacità decisionale, e di scelta tra diverse alternative in base a criteri basati sul miglior rapporto efficacia/efficienza (DECISIONE);

saper utilizzare efficacemente il linguaggio verbale e non verbale al fine di instaurare rapporti interpersonali costruttivi e proficui (COMUNICAZIONE);

sviluppare le competenze necessarie a mantenere il giusto distacco per poter mediare tra posizioni contrastanti, facendo prevalere la logica del gioco a somma diversa da zero, in cui entrambe le parti escono vincitrici (NEGOZIAZIONE);

apprendere le modalità di gestione delle situazioni impreviste e improvvise, che creano pressione emotiva e rischiano di generare forti stress (GESTIONE STRESS, INCERTEZZA);

esplorare le proprie risorse e i propri limiti per una maggiore conoscenza di sé e per sviluppare un orientamento al miglioramento continuo, che permetta di esprimere e scoprire le proprie potenzialità (CONSAPEVOLEZZA E AUTOEFFICACIA).

Sede del corso: da concordare

Costi e Riconoscimenti

Il corso ha il costo di € 50 ad incontro, comprensivo di materiale didattico. Al termine del corso viene rilasciato un attestato di frequenza.

Periodo: Marzo-Settembre 2020

Calendario e orari

Il monte ore è così strutturato: 6 moduli in presenza da 4 ore ciascuno oppure 8 moduli da 3 ore, a cui si aggiungono 12 ore di supervisione on-line, per un totale di 36 ore.

Modulo 1 Empatia interpersonale e comunicazione non verbale. Elementi di Programmazione neurolinguistica ad orientamento umanistico-esistenziale. Sincronizzazione emozionale  e indici semantici Esercitazioni pratiche Marzo 2020 Ore 14.30 – 18.30
Modulo 2 La pratica dell’ascolto attivo come strumento elettivo di comprensione dell’altro. Esercitazioni pratiche Aprile 2020 Ore 14.30 – 18.30  
Modulo 3 Educazione emotiva nel contesto scolastico. Principi di base dell’educazione razionale-emotiva. Applicazione del modello ABC a scuola. Esercitazioni pratiche   Maggio 2020 Ore 14.30 – 18.30
Modulo 4 Assertion training: come affrontare le dinamiche relazionali. Prerequisiti dell’assertività. Migliorare l’autostima. Pratica delle Life Skill   Giugno 2020 Ore 14.30 – 18.30
Modulo 5 Modello 101 dell’Analisi Transazionale in classe: analisi delle transazioni. Come correggere la comunicazione disfunzionale nelle situazioni problematiche. Esercitazioni pratiche   Ottobre 2020 Ore 14.30 – 18.30
Modulo 6 La conduzione del gruppo-classe. Comportamenti disturbanti. Esercitazioni pratiche Novembre 2020 Ore 14.30 – 18.30

Modalità di verifica finale:

somministrazione di un breve questionario a risposte aperte sui contenuti del corso.

PSICOSOMATICA SPIRITUALE – GUARIRE “ATTRAVERSO LA MALATTIA”

Psicologia e spiritualità
“Clinica esistenziale” ® Copyright

“Il medico che guarisce (solo) il corpo va all’inferno” Talmud

Ogni ferita del corpo è una traccia per comprendere una causa più grande e più profonda, è un segnale da decifrare e decodificare, che coinvolge il “fare anima”.
La vera guarigione, scrive Rudiger Dhalke (2002): “Si compie nella materia e aldilà della materia”, la vera guarigione è guarire dalla malattia e dal nostro essere malati.
I seminari proposti rappresentano un itinerario di consapevolezza affinchè attraverso il corpo ognuno possa mettersi in ascolto dei messaggi segreti di ciò che è fonte di disagio e di sofferenza, e in essi trovare l’opportunità per ridare forza espressiva ai propri desideri e comprendere il senso profondo della propria esistenza.

PROGRAMMA

29 AGOSTO 2020

“Il ministero di Gesù offre molti esempi di guarigione.Quando risana coloro che sono affetti da febbre (Mc 1, 29-34), da lebbra (Mc 1, 40-45), da paralisi (Mc, 2, 1-12), quando ridona la vista, la parola e l’udito (Mc 8, 22-26, 31-37) guarisce non solo un male fisico, ma l’intera persona.
L’azione di Cristo è una diretta risposta alla fede di quelle persone “miracolate”, alla speranza che ripongono in Lui, all’amore che dimostrano di avere gli uni per gli altri (…), perché Gesù guarisce tutto, perdona i peccati, rinnova la vita. L’opera è guarigione sia fisica che sociale e spirituale”

Papa Francesco – Udienza del 5 Agosto 2020

Ore 8,45-12,30
-Lo scientismo degli idioti (… o forse solo degli ignoranti).
-Biografia emozionale e scheda per il colloquio con il “cliente psicosomatico”
-Il linguaggio d’organo: guarire “attraverso” la malattia

Ore 14,45-18,30
Neurocardiologia : il cervello nel cuore
Risvegliare intelligenza del cuore
Esercizi di Heart Math: 3-5-6
-Il cervello quantico: il cambiamento emozionale del proprio destino
-Epigenetica: “disattivare” le emozioni parassite -rabbia e depressione- nel corpo con la complicità dell’emisfero destro
-Le pratiche meditative dell’inter-essere: defusione, neutralizzazione visiva, mindfulness emozionale, respiro consapevole

30 AGOSTO 2020

Qualcuno dice: «Sono malato, lo vedete bene». E in effetti si vede che è malato, ma ad essere colpita è solo una parte del suo corpo. Se egli non smette di insistere sulla sua malattia, è come se si identificasse con la parte malata e le desse la possibilità di occupare la totalità del terreno, non solo sul piano fisico ma anche sul piano psichico.
Chi è gravemente malato deve dire a se stesso: «Il mio corpo è malato, è vero, ma io, figlio di Dio, scintilla divina, non posso essere malato». E questa convinzione lo pone al di sopra della malattia: egli non si identifica con il proprio corpo ma con il proprio spirito, che vive nella luce e nell’eternità.Decidendo di applicare la legge della preminenza dello spirito, costui dapprima produrrà dei cambiamenti nella regione del pensiero. Questi cambiamenti influenzeranno poi la regione del sentimento, della sensazione, e questi finiranno per concretizzarsi nel piano fisico, portando miglioramenti e a volte anche la guarigione
. M. O Aivanhov

Ore 8,45- 11,00
-Il perdono incondizionato come guarigione profonda dell’anima … e del corpo
-Curare le ferite emotive nel corpo: percorsi di decrescita egoica
-“Fare anima”: la scala dei livelli neurologici

Per cambiare il mondo occorre che cambi te stesso.
Scriveva Albert Einstein: Il mondo che abbiamo creato è il prodotto del tuo pensiero e dunque non può cambiare se prima non modifichi il tuo modo di pensare
Ore 11,00-13,15
-“Il metodo dello specchio relazionale” secondo la psicologia essenica per comprendere i fenomeni di risonanza vibrazionale, cambiare “le forme pensiero”, conoscersi più in profondità e migliorarsi
-“Massaggiare la mente”: esercitazione di Peter Schellenbaum per liberarci dei pensieri nocivi

Franco Nanetti
Professore di ruolo presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Urbino. Psicologo, psicoterapeuta, counselor clinico, Direttore dei Master in “Mediazione dei conflitti” presso l’Università di Urbino, supervisore e coordinatore scientifico della Scuola Superiore in “Clinica esistenziale”. E’ autore di numerosi libri pubblicati con case editrici nazionali ed internazionali.

per informazioni  aipac.pesaro@virgilio.it      3486881977

Grazie della collaborazione!

La giornata di sabato 29 agosto si svolgerà on line sulla piattaforma zoom come da programma fino alle ore 18.Se vi iscrivete riceverete la mail con il link entro le 8,45 di sabato
e ognuno potrà seguire on line le lezioni e le relative esercitazioni dalla propria postazione: a casa, in albergo o al mare.
Per coloro che hanno deciso di essere presenti a Pesaro è previsto alle 19 di sabato un momento di incontro insieme per un aperitivo con mascherina e distanza di sicurezza.
La domenica mattina come da programma le lezioni potranno essere seguite on line dalla propria postazione.
La conclusione è prevista per le ore 13.

A coloro che hanno prenotato la presenza a Pesaro proponiamo nella domenica pomeriggio  all’aperto, dalle 15 alle 18, una attività formativa di tre ore condotta dall’ intero gruppo dei docenti.
Nella prima ora si svolgerà un lavoro di reframing su come disattivare, nel corpo , le convinzioni  che ci fanno ammalare.
Nelle restanti due ore verrà fatto un lavoro personalizzato sul metodo dello specchio, affinché  ciascuno possa esercitarsi sul ritiro delle proiezioni e sulla conoscenza dell’altro.
Una precisazione:  tenuto conto che il trovarci in presenza è un dono per tutti, le ore integrative che si svolgeranno domenica pomeriggio sono completamente GRATUITE.
Tali attività formative integrative saranno svolte all’ aperto e in condizioni di assoluta sicurezza.
Con la presente comunichiamo che agli iscritti  venerdì 28 agosto alle ore 19.00 verrà inviato il seguente materiale didattico:

  1. Scheda di autocaratterizzazione
  2. Principi metodologici ed operativi della conduzione del colloquio
  3. I presupposti pratici delle esercitazioni di reframing e del metodo dello specchio.

Siccome l’attività di domenica pomeriggio verrà svolta all’ aperto vi chiediamo di comunicare la vostra presenza entro una data (preferibilmente entro e non oltre il 24 agosto ) che ci consenta di preparare la location nel migliore dei modi.
Un caro saluto e abbraccio da tutti noi

Coloro che non potranno essere presenti a Pesaro, sulla base delle precedenti indicazioni  dovranno procedere al bonifico bancario entro le ore 16.00 del 27 agosto,Coloro che saranno presenti a Pesaro potranno saldare la quota di partecipazione nella giornata del 29 agosto

ecco i costi e le modalità di pagamento
Per la partecipazione al residenziale è richiesto un rimborso complessivo di 120 euroColoro che partecipano esclusivamente alle mezze giornate di sabato  il rimborso richiesto per ogni mezza giornata è di 40 euro (mentre la domenica mattina  50 euro). 

Chiediamo gentilmente di indicare nella causale nome, cognome e le date di partecipazione.
L’importo può essere depositato al seguente IBAN: AIPAC  IT62T0311113310000000022352
entro e non oltre le ore 16 di giovedì 27 agostChi ha completato la formazione triennale  alla scuola AIPAC – CLINICA ESISTENZIALE e per gli studenti universitari  i costi sono i seguenti  (80 euro per l’intero percorso 
 30 euro per ogni mezza giornata )

Verrà rilasciato l’attestato di frequenza di 14 ore
Si prega di confermare l’adesione inviando copia del bonifico agli indirizzi:
aipac.pesaro@virgilio.it
o su whatsapp  al 3486881977
se non fossimo stati  abbastanza chiari , per ulteriori informazioni può scrivere a  aipac.pesaro@virgilio.it o chiamare il 3486881977Grazie della collaborazione!

ENNEAGRAMMA CLINICO

© Copyright “Clinica esistenziale”
(contributo liberamente tratto dal saggio di Franco Nanetti in corso di stampa “Le ferite emozionali)

Franco Nanetti

La maggior parte dell’infelicità inutile deriva dal fatto che l’uomo non conosce se stesso, non sa distinguere tra le sue molteplici finzioni la sua intima essenza.
L’enneagramma è un viaggio millenario per la consapevolezza e accettazione della propria unicità, finalizzata alla comprensione di sé e dell’altro. La comprensione degli enneatipi è una prospettiva affinchè ciascuno possa distinguere il proprio enneatipo di tendenza, per cogliere in esso chiavi di lettura per accedere a doni e talenti, motivazioni inconsce, zone d’ombra, e paure che sono di ostacolo al progredire, all’espansione delle proprie potenzialità, alla perfezione.
Comprendere le proprie impronte esistenziali epigenetiche è fondamentale per individuare chi siamo, come possiamo orientare la nostra vita, riscattarci dalla passione che ci domina e accedere al divino che ci abita.
La straordinaria visione della pratica enneagrammatica, si concentra sul fatto che il processo di conversione chiama in causa sia la mente, che le azioni e il corpo.
Come sostiene Evagrio Ponticus “Non serve sapere pascolare bene il gregge dei nostri pensieri, perché attraverso l’azione occorre incarnare le virtù e procedere nella via del cuore”.
Con l’enneagramma impariamo ad essere plasmati dal basso e dall’alto, impariamo a toccare i nostri difetti e le nostre imperfezioni, per elevarci attraverso una visione chiara che viene “provata” giorno per giorno nel nostro agire quotidiano.

Sabato 1 Agosto 2020 Ore 8,45 -18, 00
L’Io molteplice: la conoscenza di sé e dell’altro
L’identificazione dell’enneatipo secondo i codici verbali e non verbali della programmazione neurolinguistica
La ferita emotiva, la maschera, il corpo: la matrice di copione psicosomatico
Superare i momenti di empasse emotivo e i traumi complessi con la pratica della disidentificazione dal corpo di dolore Individuazione dell’enneatipo attraverso la calibrazione
La conduzione del colloquio enneagrammatico in ambito clinico e nella formazione
Domenica 2 Agosto 2020 Ore 8,45 – 13, 30
Psicologia transpersonale: il lavoro sui tre centri: Azioni, Pensieri, Sentimenti. Pratiche di mindfulness personalizzate
Percorsi di evoluzione spirituale: la pratica delle leggi universali della compassione, della causa-effetto, della gratitudine, della resa, della risonanza, dell’integrità, dell’equilibrio, della presenza, della connessione, della vocazione esistenziale.
Scala dei livelli neurologici: comprendere il senso della propria vision e della propria mission
Percorsi di conversione spirituale e sviluppo della coscienza dharmica: dalle passioni alle virtù

SOLO L’AMORE VINCE SULLA PAURA

© Copyright “Clinica esistenziale”
(contributo liberamente tratto dai saggi di Franco Nanetti dal titolo “Assertività ed emozioni”, Pendragon, Bologna, 2015, “La natura dei
conflitti”, My Life, Rimini, 2017, “Psicologia e spiritualità”, My Life, Rimini, 2015e “Psicologia spirituale” in corso di stampa)

Franco Nanetti
Professore presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Urbino. Psicologo, psicoterapeuta, counselor clinico, Direttore dei
Master in “Counseling and Coaching skill” e in “Mediazione dei conflitti” presso l’Università di Urbino, supervisore e coordinatore scientifico
della Scuola Superiore in “Clinica esistenziale”. E’ autore di numerosi libri pubblicati con case editrici internazionali.

Nel film di Woody Allen “La ruota delle meraviglie” possiamo cogliere come una vita banale senza amore rende i personaggi superficiali, infantili e Pavidi.
Bagnini e drammaturghi, lavapiatti e presunte attrici, cercano di alleggerire la propria vita, ubriacandosi, tradendo, innamorandosi, illudendosi di diventare chissàchì. Ognuno di loro non tanto diverso da quel bambino ribelle ed inguaribile che, appiccando fuoco ad ogni cosa a dispetto di quello che gli dicono i genitori e lo psicoanalista, cerca di sottrarsi con i suoi pericolosi riti ad una vita dove esiste solo la noia del nulla.
Poi all’improvviso per distrazione atterra l’Angelo della morte.
Una telefonata mancata e due assassini sopraggiungono per compiere l’omicidio a cui erano stati destinati.
Da quel momento scompare il colore del mare e il cielo si fa grigio.
Ma la vera morte era già arrivata molto prima.
La vita assurda e scialba dei protagonisti è già un’anticipazione della morte improvvisa sempre negata.
Chi è che può sfuggire a questo insulso destino?
Sembrerà un paradosso. Ma è il “normale” che prendendo atto della propria paura implora la compagna fedifraga che non se ne vada.
Anche in quella relazione non c’è amore, ma almeno c’è il desiderio di smettere di mentire. Forse al di là della “grande ruota” delle pseudo meraviglie”
quella è l’unica cosa vera che merita attenzione.
Quindi dal momento che nel capolavoro di Allen nessuno può arrendersi all’amore, una prima possibilità starebbe nel riconoscere la paura e Condividerla.
Ma nessuno dei protagonisti, se non il “normale”, rinuncia alla propria maschera. Nessuno, ingabbiato in un tentativo di sopravvivere alla paura, si sottrae alla menzogna.
Così tutti privati della capacità di amare vivono come marionette in una sorta di circo delle illusioni, un circo di gesti inconsapevoli senza morte e senza vita.

PROGRAMMA DEL SEMINARIO
DEL 12 LUGLIO 2020 “OLTRE LA PAURA”

Riconoscere la propria fondamentale paura in relazione all’enneatipo e alla maschera egoica
Identificare le cause che alimentano la paura
Tre ragioni per non abituarsi mai alla paura
La paura della paura
Esercitazioni di mindfulness a mediazione
corporea per imparare a lasciare andare la paura,
l’ansia e la vergogna

LA FERITA CHE CURA – OGNI FERITA NASCONDE UN COMPITO EVOLUTIVO

LA FERITA CHE CURA – OGNI FERITA NASCONDE UN COMPITO EVOLUTIVO

® “Clinica esistenziale” Copyright
(Dal saggio di Franco Nanetti “Grammatica del cambiamento”, Erickson, Trento, e “Guarire le ferite emotive” in corso di
stampa)

Franco Nanetti

(Professore di ruolo presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Urbino. Psicologo, psicoterapeuta, counselor clinico, Direttore dei
Master in “Mediazione dei conflitti” presso l’Università di Urbino, supervisore e coordinatore scientifico della Scuola Superiore in “Clinica esistenziale”. E’
autore di numerosi libri pubblicati con case editrici nazionali ed internazionali.)

Il trauma è una realtà della vita, ma non per questo deve essere una condanna a vita. Peter Levine

La ferita emotiva non è solo una vicenda subita che causa dolore e sofferenza ma un progetto animico, necessario alla nostra evoluzione, un “ologramma”speciale al servizio della vita.
Nel momento in cui si accede al mondo della dualità non si può prescindere
dal fare esperienza della ferita, del dolore, della sofferenza.
E’ inevitabile.
Senza la ferita non possiamo elevarci e diventare la nostra particolarità.
A un patto, però: che la accettiamo, la accogliamo nel nostro cuore e la
trasformiamo.
Se rigettiamo la ferita, perché ci opponiamo al dolore che inevitabilmente
provoca, se ci lamentiamo ed inveiamo contro di essa, questa allorché ci
chiudiamo si imprime e diventa destino, ingabbiandoci nella ripetizione e
privandoci del suo potenziale di luce.


PRATICHE DI RISVEGLIO INTERIORE

Scriveva James Hillman (2001): “Sono diventato tenace perché ho dovuto far fronte alla mia debolezza”.
Ogni ferita è una feritoia di luce, una grazia che passo dopo passo ci eleva, ci cura e ci rende unici e speciali.
Ma perché ogni ferita possa adempiere al suo compito evolutivo ci vuole il
giusto coraggio di sprofondare in essa anche nei momenti più difficili.
La ferita non ci abbandona mai.
Basta un nonnulla che la ferita ri-emerge.
Iscritta nella memoria implicita ogni ferita ci espone a reazioni emotive
esorbitanti.
Qualcuno non ci saluta e subito riemerge la ferita dell’abbandono.
Un altro ci critica e riemerge la ferita del rifiuto.
Basta un nonnulla e stiamo male.
Saremmo tentati di evitarla.
Ma ciò è impossibile.
Allora occorre imparare ad accoglierla per semplicemente “ritornare infinite volte sui banchi di scuola della vita”.
Non si guarisce dalla ferita.
Si guarisce “attraverso” la ferita.
Come nella spirale dantesca esplorando la ferita ogni volta diventiamo più
consapevoli e responsabili, “procediamo verso l’alto”, ci apriamo a nuove
visioni, ma poi dopo un po’ inciampiamo di nuovo.
La ferita torna a sanguinare.
Dobbiamo ancora “fare qualche passo”.
Nulla è compiuto.
Carlos Castaneda racconta del suo apprendistato con il maestro Don Juan,
indio Yaqui. Il maestro era solito mandare Castaneda all’avventura nel
deserto ad affrontare i suoi nemici, che cercavano di ingannarlo e ucciderlo.
Castaneda riusciva sempre a cavarsela, sconfiggendo gli spiriti del Male,
anche se più di una volta era andato vicino alla morte.
Dopo una battaglia notturna particolarmente cruenta, Castaneda tornò alla
casa di Don Juan lamentandosi del fatto che ancora una volta aveva rischiato
di essere ucciso dagli spiriti del Male. Allora chiese al maestro per quale
ragione gli spiriti si facessero sempre più abili e più forti. Don Juan rispose
che gli spiriti venivano scelti perché la loro forza fosse modulata in funzione
della forza di Castaneda, affinché l’esito della battaglia non fosse mai
scontato. “Man mano che tu diventi più forte – disse – tu incontrerai nemici
sempre più forti.
Quando sconfiggi un nemico la sua forza viene sempre da te”.