VIVERE IL PRESENTE È UN ATTO RIVOLUZIONARIO “NIENTE FANGO, NIENTE LOTO”

La consapevolezza è un tesoro nascosto M.Joad

Nella frenesia ci allontaniamo da ogni forma di consapevolezza.Siamo compulsivi. Corriamo non perché abbiamo una meta, me perchè non sappiamo non correre. Per allenarsi alla consapevolezza occorre fermarsi, smettere di essere ovunque, di fare ogni cosa  confondendo il superfluo con l’essenziale, occorre smettere di perdersi nel rimuginio dove sei pensato dai tuoi pensieri, occorre smettere di catapultarsi ansiosamente nel futuro illudendosi che la felicità sia dopo l’adesso; per allenarsi alla consapevolezza occorre fermare la corsa per arrendersi, pacificarci, accettare ciò che emerge, vivere il presente. Se nella frenesia perdiamo ogni contatto con il nostro mondo interiore, fermandoci in uno stato dove rimaniamo semplici testimoni del flusso dell’impermanenza, diventiamo capaci di vedere ed intravedere, di trovare maggiore nitidezza quello che realmente si prova, si immagina, si pensa, si vuole.Quando al cospetto di difficoltà e paure troviamo la forza del Sì, troviamo la forza di un sentimento di una pace che osserva ed accoglie, lì c’è la luce della consapevolezza. Solo a partire da una accettazione incondizionata è possibile osservare il flusso cangiante dell’esperienza, vedere la nascita, la crescita, il completo sviluppo di tutti i fenomeni, è possibile vedere come molti fenomeni che ritenevamo separati di fatto sono interdipendenti, è possibile comprendere le più autentiche ragioni e le più autentiche aspirazioni. Per fare ciò occorre imparare ad osservare senza alcun giudizio, senza alcuna presunta ricerca di oggettività e imparzialità, senza nessuna volontà di cambiare il corso degli eventi, senza alcuna aspettativa, “senza memoria e senza desiderio” (W. Bion, 1970). Come scrive Anthony de Mello: “Potresti farti male” .

Il paradiso, dicono i maestri di spiritualità, è nell’adesso.

Scrive Thich Nhat Hanh (2013): “Di tanto in tanto prenditi cinque minuti per la vita. Vivi il momento presente”.

L’impossibilità di vivere il momento presente ti impedisce di prestare ascolto alle tue necessità, di esaminare la realtà con chiarezza e far fronte con saggezza ai momenti difficili. Spesso per non sentire il dolore e per evitare di conoscerti e comprendere la vita in profondità ed ampiezza fai un’infinità di cose senza mai vivere il momento presente. “Un giorno un vecchio contadino, stanco delle inclemenze del tempo, chiese ardentemente a Dio di donargli pioggia, vento e sole nella giusta misura. Il frumento crebbe rigoglioso. Ma al momento del raccolto ebbe una sgradevole sorpresa: “I chicchi erano vuoti.” Chiese a Dio il perché di tutto ciò. Così rispose: “Senza sfida e senza sforzo, il frumento è sterile. Tuoni e fulmini sono necessari per l’anima”. Accetta quello che accade nel momento presente.

Non rifuggire il dolore.

Il dolore è universale.

La vita è gioia e dolore.

“Niente fango, niente loto”

Non serve opporsi.

Il non accettare il dolore crea una sofferenza superflua, che limita la consapevolezza. Potrai vedere molte cose “ulteriori” quando saprai accettare quello che accade.Tutto sta nel sapere il momento presente.Non serve proteggerci ad oltranza. Il vero potere nell’ “adesso” (E. Tolle, 2011).

Un proverbio indiano dice: “Se avessimo protetto i canyon dalla tempesta, non potremmo ammirare la bellezza delle fenditure”. Per questo, non lamentarti di nulla, non opporti, non reagire mai con rabbia, non inveire, e neppure recriminare. Alcuni dicono: “Ma al cospetto di certi momenti di profonda disperazione in cui non si prospetta nulla di buono all’orizzonte, come si può fare?”. Certo non è sempre facile accettare quello che accade. Ma il rimuginarci sopra, il lamentarsi, il farsi sovrastare da emozioni e pensieri negativi, non porta nulla di buono. Scrive Thich Nhat Hanh: “Se perdi un lavoro o prevale l’idea di non mangiare a sufficienza o non avere le medicine indispensabili, è normale  avere paura, ma il rimuginarci sopra non ci consente di cambiare nulla” Così vale per ogni cosa che ti accade. Se fai un errore, non inveire contro te stesso. Accetta l’errore, senza indulgere in inutili pensieri nell’intento di volere essere diverso. Se entri un uno stato di depressione, sconfortato dall’idea di non farcela o che non ci sia speranza al cospetto di una grave perdita, non opporti a quello che provi. Potrai trovare una risposta alla tua depressione se l’accetti senza crogiolarti in essa. Non puoi osservare qualcosa di cui rifiuti l’esistenza. Se qualcuno ti offende e cedi ad una rabbia fuori controllo, non potrai mai arrivare alla soluzione del problema. Se invece saprai osservare senza reagire potrai renderti conto che quell’ offesa prima di essere nelle parole dell’altro era già dentro di te, che c’è qualcosa di iscritto nel tuo passato che attende di essere esaminato. Potrebbe anche essere che l’altro per invidia o competizione o qualche altra sua debolezza desideri inconsapevolmente trascinarti verso il basso. Tu non reagire. Non volerlo cambiare e neppure aiutare. Il volere cambiare l’altro non ti porterà che a subirlo sempre di più.

Se lui non vuole cambiare, tu non puoi fare nulla.Puoi solo a partire da uno stato d’animo pacificato, chiedigli : “Quale soluzione intravedi? … Che cosa posso fare per te?”

Ricordati la consapevolezza è un’attenzione imparziale che non prende posizione, che non fa preferenze, che non dice “Questo Sì e questo No”, perchè tutto è necessario affinchè tu possa apprendere qualcosa di nuovo. Dal momento in cui accetterai ogni cosa che emerge senza opporti, potrai senza perderti nei dettagli trovare una visione dell’insieme e delle relative connessioni, potrai intuire l’essenziale delle cose, potrai vedere che tutto si dipana in un gioco di antinomie non escludentesi, dove nel male c’è anche il bene, nella vita c’è anche la morte, nella salute c’è anche la malattia, nella gioia c’è anche il dolore e viceversa. Perchè ogni opposto necessita del suo contrario. Con la presenza mentale puoi diventare consapevole di tutto quello che accade, senza rimanere concentrato su ciò che ti affligge. Anche nei momenti difficili potrai intravedere la luce. Scrive Thich Nhat Hanh con emblematica forza poetica: “Le ostriche, che vivono nelle profondità marine non hanno occhi: non hanno mai visto il cielo blu, né le stelle. Noi abbiamo occhi, possiamo vedere lo splendido cielo sopra di noi, ma spesso lo ignoriamo. Se sei capace di essere presente a te stesso non sarai mai infelice. Apprezza quel caleidoscopio di vita per quello che la vita è. E’ meraviglioso avere gli occhi in buone condizioni. Hai a tua disposizione un paradiso di forme e colori, che chi è diventato cieco non ha. Impara a vivere il momento presente cercando di assaporare la bellezza della vita per quello che è, rimanendo in contatto con ciò che provi,  accettando quello che accade come un’occasione straordinaria e indispensabile per imparare ciò che è necessario ancora apprendere.

(…) Se ti alzi al mattino assapora il sole che ti scalda e l’aria pura che respiri. Lasciati assorbire dalla bellezza che ti circonda, sii cosciente di ogni cosa, sii mentre cammini consapevole dei sentimenti che emergono e delle immagini che ti accompagnano. Osserva tutto ciò che accade assumendo un atteggiamento non giudicante.

Pratica la consapevolezza, concentrandoti sul fluire del tuo respiro in ogni circostanza, anche nei momenti più impensati.

Non sentire ciò come un peso. Potrai con il tempo, esercitandoti quotidianamente, godere di qualsiasi cosa tu stia facendo e di qualsiasi cosa emerge dentro di te”.

Afferma Luis Erlin (2013): “Quando le pene ti soffocano, torna alla vita, gioisci, respira”.Ascoltando il tuo respiro ti connetterai con l’eterno.La sofferenza diventerà superflua.

“Clinica esistenziale®” Copyright (Dal saggio in corpo di stampa di Franco Nanetti “Guarire le ferite emotive”)

Franco Nanetti

Professore di ruolo presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Urbino. Psicologo, psicoterapeuta, counselor clinico,Direttore dei Master in “Mediazione dei conflitti” presso l’Università di Urbino, supervisore e coordinatore scientifico della Scuola Superiore in “Clinica esistenziale”. E’ autore di numerosi libri pubblicati con case editrici nazionali ed internazionali.

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