NEUROSCIENZE DELLE “CAREZZE”

“Clinica esistenziale®” (Dal saggio di Franco Nanetti “Guarire le ferite emotive” in corpo di stampa)

Il cervello rettile, la cui formazione risale a circa duecento milioni di anni
fa, svolge di base funzioni che sono in parte simili a quelle che consentono
la sopravvivenza dei rettili.
Tale cervello è formato da varie sottostrutture che, a partire dal midollo
spinale (nell’interno cavo della colonna vertebrale), comprendono il
tronco encefalico, il cervelletto, parti del talamo e di alcuni altri organi
posizionati nella base della scatola cranica.
Le operazioni che è in grado di compiere questa parte del cervello sono
strettamente connesse con la sopravvivenza, ossia a comportamenti
associati al nutrimento, all’attacco/fuga, all’accoppiamento.
Il cervello limbico si trova al di sopra del tronco encefalico, nella base
della scatola cranica. Tale formato da alcune sottostrutture di cui le
principali sono il talamo (condiviso col cervello rettile), l’ipotalamo e
l’amigdala. La sua formazione risale a trecento e duecento milioni di
anni fa. Tale cervello collabora sia col cervello rettile per il mantenimento
del corretto funzionamento fisiologico di base dell’organismo, sia per il
corretto funzionamento della sfera “emotiva”. In esso si attualizza una
gerarchia di importanza emotiva, si attivano processi psicosomatici
legati al piacere, alla paura, alla gioia, alla tristezza, alla curiosità, alla
rabbia e trova luogo una memoria selettiva (anche inconscia) di eventi
che si sono impressi perché hanno in qualche modo minacciato la
sopravvivenza dell’individuo.
La neo-cortex è di recente formazione: circa quattro milioni di anni fa.
E’ costituita da uno spessore di alcuni millimetri di materia grigia che
ricopre interamente (come una corteccia appunto) tutte le circonvoluzioni
della massa cerebrale.
Tale corteccia cerebrale è formata approssimativamente da dieci miliardi
di neuroni e migliaia di miliardi di circuiti diversi che permettono le
molteplici varietà di pensiero: analizzare, riflettere, indurre, dedurre,
fare ipotesi, calcolare, proiettarci nel futuro, comprendere e
condividere i sentimenti.
Secondo Antonio Damasio l’emozione è la bussola dell’azione, ma
un’emozione non integrata e plasmata dalla capacità cognitiva non porta a
un’azione “intelligente”.
Il lavoro sulle carezze in ambito analitico transazionale è un viatico per
transitare dalla reazione mesopaleocorticale alla risposta neo-meso
corticale
La “carezza” è comunicazione tra due persone dove entra in gioco la
sensibilità, il sentire emotivo, la comprensione cognitiva del contesto e
dell’ opportunità dell’azione, l’ascolto del proprio stato fisico
(propriocettivo), e l’ascolto attento (esterocettivo) dell’altro.
La carezza è una naturale espressione della propria intelligenza
emotiva, della globalità del proprio essere, un ponte per un percorso
di evoluzione spirituale.

ESERCITAZIONE: L’AUTENTICITÀ DELL’ESSERCI
In barba ai comandi repressivi del Genitore Critico Punitivo interno, ogni
volta che ce la sentiamo o lo riteniamo opportuno, possiamo:

  • dare “carezze”
  • chiedere “carezze desiderate”
  • accettare “carezze desiderate”
  • rifiutare “carezze indesiderate”
  • dare “carezze” a se stessi
    Provate in coppia o in piccoli gruppi a sperimentare lo scambio di carezze, ricordando ogni volta che vuoi dare una
    carezza le seguenti fondamentali regole:
  • chiedere il permesso (“Desidero farti un complimento, me lo consenti?”), al fine di rispettare i confini e i sentimenti
    altrui;
  • essere sinceri: un messaggio che parte dal cuore non può avere come sfondo la disonestà e l’intento d’ingannare;
    -depotenziare il Genitore Critico interno, ossia inviare messaggi positivi, anche quando ci sono voci interne che ci
    dicono: “L’altro non mi crederà…Chissà che cosa pensa di me?…Dopo mi sentirò inadeguato…”

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