LA CONSAPEVOLEZZA NEI MOMENTI CRUCIALI DELLA VITA

LA COMPRENSIONE DELLA CURA “ATTRAVERSO” LA MALATTIA

Scriveva Lucio Anneo Seneca: “Non tutte le tempeste arrivano per distruggerti. Alcune arrivano per pulire il tuo cammino”.

PRATICHE  DI  RISVEGLIO  INTERIORE
Come ho avuto modo di affermare nel mio recente saggio “Psicosomatica spirituale” alcuni “inciampi” esistenziali, tra cui la malattia, possono essere colti come “messaggeri divini”, che sopraggiungono per insegnarci qualcosa, “talvolta che siamo fuori rotta”. Alcune malattie (forse, non tutte!) in qualche modo ci appellano affinchè torniamo ad essere consapevoli di come con i nostri comportamenti frenetici e voraci stiamo infliggendo dolore a noi stessi e agli altri, “che abbiamo disatteso importanti compiti spirituali”.

Francesco Bacone filosofo e “profeta dell’anima e della scienza”, già cinque secoli orsono, affermava: “Quando non assecondi la natura, la natura si ribella”. Da tempo la nostra avidità, il nostro sfrenato edonismo ci hanno spinto a “consumare e sprecare tutto in eccesso”, costringendoci a “sfruttare” senza cura le risorse dell’ambiente, i nostri simili e tutti gli esseri senzienti. L’impossibilità di sentirci felici nelle piccole cose, di sentire, pensare, contemplare, ci ha reso terribilmente voraci.
UNO SGUARDO SU DI SÉ

Indipendentemente dal coronavirus “l’uomo da tempo non sta bene”. Malato di accelerazione l’uomo di oggi al cospetto di una pandemia senza cura si è trovato costretto (o almeno dovrebbe!) a chiudersi in casa. Una condanna? … o una possibilità utile finalmente per guardarsi dentro, interrogarsi sul senso della vita, valutare le priorità, meditare, leggere, ascoltare musica, creare, pregare, guarire? Sul tema dell’avidità e della fretta, riporto una breve riflessione, tratta dal mio libro “Psicosomatica spirituale”.

“Secondo i principi della medicina sacerdotale al malato prima di tutto veniva chiesto di isolarsi al fine di trovare le condizioni per tacere, ascoltare la voce di Dio, e rintracciare in essa il giusto modo di pregare, con l’intento che ogni cosa proceda nella giusta direzione per il bene di tutti”. Nel Levitico (13.46) a chiunque volesse intraprendere un percorso di guarigione, per un periodo di tempo si consigliava l’isolamento. Stante a significare che la guarigione profonda imponeva un processo di dilatazione della coscienza che aveva il suo compimento in un darsi tempo al di fuori della fretta.

La fretta è sempre generata dalla paura e per questo è foriera di disordine e distruzione.

Nel corpo malato le cellule tumorali, con la loro vorticosa riproduzione, ripropongono qualcosa che di recente gli astronomi, con il potente telescopio Hubble hanno potuto osservare nel processo di creazione e distruzione delle stelle. Tali astronomi hanno potuto verificare che la galassia NGC1427A ha intrapreso una folle corsa (due milioni di km\h) che da un lato aumenta la forza generatrice di nuove, giovani e luminosissime stelle, e che dall’altro le porta a distruzione spingendole fuori dal sistema gravitazionale, causando danni alla galassia stessa e all’intero sistema delle galassie.

Possiamo notare che tale processo ha molte analogie con quello del diffondersi della malattia neoplastica. Le cellule tumorali spinte da un daimon che vuole dare a loro freneticamente vitalità e giovinezza, impazziscono e degenerano nel sistema che le ospita, causando morte in sé e in tutto ciò che le circonda.

Nella fretta si interrompe il processo di creazione armonica per lasciare spazio ad una spirale di distruzione caotica.

Scrive Rabbi Nahman di Brazlav “La sola ragione per cui la gente si allontana da Dio e si perde, è che non sanno fermarsi per pensare nella calma e nella serenità. Se riusciamo a sederci e riflettere avremo modo di ri-orientare la nostra vita”.

Per questo in alcuni casi occorre per intraprendere un percorso di “guarigione profonda” sostare pigramente nella malattia. In ebraico “diventare pigri” (marpin atem) significa anche “state guarendo”.

Solo fermandosi è possibile ritornare alla “presenza”, per intrattenerci nella “consapevolezza che guarisce” (Andreas Winter, 2012).

Chi si precipita a rispondere al telefono appena suona, chi si catapulta da un posto all’altro per fare contemporaneamente ogni cosa, vive un senso cronico d’urgenza che è del tutto alieno alla dimensione del potere dare spazio alla “presenza”. Credo che sia arrivato il momento di renderci conto di quanto la nostra vita sia malata, e come sia arrivato il tempo di ritrovare uno sguardo che sappia mettere a fuoco tutto ciò che nella nostra esistenza in termini spirituali è stato dimenticato.

Desidero precisare che occorre tributare una sacro e devoto rispetto, e una infinita ammirazione per la medicina di urgenza praticata da medici eroi disponibili con grande competenza a salvare vite al prezzo anche di “disumani” sacrifici, con il rischio di perdere la propria.

PROLEGOMENI SULLA CULTURA DEL NARCISISMO

L’uomo che vive predando e sfruttando è diventato un “virus” che si riproduce a scapito dell’altrui vita. Impegnato a stare bene per conto proprio senza nessuna cura per gli altri, ha perso di vista la dimensione spirituale del proprio esistere. La cultura del narcisismo è diventata dilagante. Si pensi a coloro che nonostante il pericolo di un contagio pandemico, anziché evitare il contatto con gli altri, sono andati a sciare o a feste, noncuranti della diffusione del virus e delle relative conseguenze. Un giovanotto fermato dalla polizia alla domanda perché nonostante i divieti andasse in giro, ha risposto “nessuno mi può privare della mia libertà”. Mi chiedo: ma nessuno gli ha mai detto che “la propria libertà inizia e finisce dove inizia e finisce quella degli altri”. Il narcisista pensa “ciò che conta è che stia bene io e che faccia le cose che mi piacciono, possibilmente con il minimo sforzo, quello che accade agli altri non mi interessa”.

Una pletora di “adulti viziati” (e non bambini) rivendicano molti diritti e pochi doveri.

Ma le forme del narcisismo sono tante.

È cultura del narcisismo lo sfruttamento, l’utilitarismo, la prepotenza, la violenza gratuita, il successo a tutti i costi, il protagonismo coatto, l’isolamento autarchico, il culto del privato, l’esasperata ricerca del benessere personale e dell’igienismo, la mitizzazione dell’intimità, del “sentire” e del “toccarsi per svelarsi”, della liberazione emotiva, del culto del corpo e della bellezza; è cultura del narcisismo il rifiuto del dialogo e l’utilizzo non ecologico del potere sia in ambito politico che relazionale, la conquista esasperata di beni di consumo –oggetti, incontri, vacanze- che non sostituiscono e non rispondono al bisogno affettivo e sociale di contatto; è cultura del narcisismo la ricerca di una performance “frenetica” corrispondente ai ritmi produttivi della vita ma aliena ai propri autentici bisogni, lo psicologismo “intimistico” (J.Hillman, 2002) ed autoreferenziale che ha condotto l’uomo nella direzione di un disimpegno dalla politica e da ogni forma di responsabilità (alcuni psicologi hanno fondato un movimento “Lottare contro la paura”, quasi a suggerire che non bisogna avere paura, quando invece è necessario accogliere una “giusta paura” allo scopo di riflettere quali sono le modalità più appropriate per far fronte ad essa in modo responsabile).

E’ arrivato il momento di rifuggire sia dalla passività delegante (ma non dall’ozio creativo e fertile di chi sa ritirarsi per abitare se stesso), sia dalla reazione maniacale di chi nega la paura facendo una vita esente da obblighi. Non basta cantare sui balconi. È giusto coralmente applaudire e pregare chi ci aiuta. Ma oggi in modo cruciale si palesa veramente utile più di qualunque altra cosa riflettere in termini di responsabilità: “Ora che cosa posso fare io?” Una nota conclusiva. Tutti hanno consigli per tutti. Sui social c’è tutto e di più. Non lasciamo il passo alla superficialità. Ascoltiamo invece gli esperti, gli scienziati che con dedizione quotidiana, alzandosi all’alba per lavorare fino alle tarde ore della sera, fanno ricerca. Le intuizioni newaggianti lasciamole invece a coloro che non hanno mai compreso la fatica dello studio e del sacrificio, a coloro che con un frettoloso passa-parola o una frase lampo sui social si sono illusi di essere creativi nell’elargire facili moniti. E’ arrivato il momento di diventare adulti … responsabili.
NON CEDERE AL MALE Sono stato, come tutti e in tanti momenti, ferito. In tanti momenti ho subito ingiusti oltraggi. Ma non ho mai smesso di lottare nonostante tutto. In questa prospettiva vale la pena pensare che le cose non solo andranno bene, ma continueranno già fin d’ora ad andare bene.

Mi piace lasciare in conclusione a testimonianza di chi ci ha insegnato -Gesù- a non deporre mai la forza dei propri convincimenti.

Nel “discorso della montagna” Gesù rimane imperturbabile alle continue profferte del diavolo. Quando siamo radicati nei nostri principi e valori, niente ci può scalfire. Affermiamo con determinazione i nostri convincimenti, senza alcun tentennamento, senza alcuna paura.

“Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal Diavolo. Dopo quaranta giorni e quaranta notti di digiuno, ebbe fame. Il tentatore gli si accostò e disse “Se sei Figlio di Dio fa in modo che questi sassi diventino pane”. Ma egli rispose “Sta scritto “Non solo di pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Allora il diavolo condusse Gesù con sé nella città santa e dal pinnacolo del tempio gli disse “Se sei Figlio di Dio, gettati giù perchè sta scritto: ai suoi angeli darà ordini a Tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le mani”. Gesù rispose “Sta scritto: Non tentare il Signore Dio tuo”. Allora lo condusse sopra il monte e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse “Tutto questo ti darò (…) se mi adorerai”. Gesù rispose: “Vattene satana! Sta scritto “adora il Signore Dio tuo e solo a Lui rendi culto”. Il diavolo allora lo lasciò e gli Angeli si accostarono per servirlo”.

Gesù, seppur nel declino fisico, non cede mai al bisogno e alla paura. Possiamo resistere al male, e nonostante il male perseguire il bene.

“E la gente rimase a casa e lesse libri e ascoltò e si riposò e fece esercizi e fece arte e giocò e imparò nuovi modi di essere e si fermò e ascoltò più in profondità qualcuno meditava qualcuno pregava qualcuno ballava qualcuno incontrò la propria ombra e la gente cominciò a pensare in modo differente e la gente guarì. E nell’assenza di gente che viveva in modi ignoranti pericolosi senza senso e senza cuore, anche la terra cominciò a guarire e quando il pericolo finì e la gente si ritrovò si addolorarono per i morti e fecero nuove scelte e sognarono nuove visioni e crearono nuovi modi di vivere e guarirono completamente la terra così come erano guariti loro”.

Kathleen O’Meara (da definire il riferimento storico)

© Copyright “Clinica esistenziale” (liberamente tratto dai saggi di Franco Nanetti, “Psicosomatica spirituale, Pendragon, Bologna, 2017 e Narcisismi, Pendragon, Bologna, 2015) Franco Nanetti Professore di ruolo presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Urbino. Psicologo, psicoterapeuta, counselor clinico, Direttore dei Master in “Mediazione dei conflitti” presso l’Università di Urbino, supervisore e coordinatore scientifico della Scuola Superiore in “Clinica esistenziale”. E’ autore di numerosi libri pubblicati con case editrici nazionali ed internazionali.

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