4 DAL MATRIMONIO IN CANTINA AL MATRIMONIO SULL’ALTARE

DAL MATRIMONIO IN CANTINA AL MATRIMONIO SULL’ALTARE
(contributo di Franco Nanetti, dal saggio “Grammatica del cambiamento” Erickson, Trento, 2017)

Il dialogo sta all’amore come il sangue sta al corpo. 
Quando il sangue cessa di scorrere, il corpo muore. 
Quando non c’è più dialogo, l’amore muore e nascono il risentimento e
l’odio.
Ma il dialogo può ridare vita ad un rapporto morto.
E’ questo il miracolo del dialogo.
Reuel Howe

L’innamoramento o “amore a prima vista”, seppur necessario, è un inganno, uno sviamento dalla realtà.
Non con questo che l’innamoramento vada evitato, ma occorre ricordare, come sollecita Bert Hellinger (2002), che “l’innamoramento è determinato da una proiezione idealizzante e che il vero amore è sempre a seconda vista”.
E’ importante ricordarci che, per poter amare, è sempre necessario passare dalla risonanza confusiva alla coscienza sensibile, dal “sentire” l’altro, al “vederlo”.
“Sentire intensamente” l’altro non è sbagliato. E’fondamentale “innamorarsi”per creare il legame e attivare il  nostro potenziale. Ma per
entrare nell’amore autentico, occorre non venire troppo distratti da tutto quel “rosa” che di solito è una proiezione idealizzante di una parte di noi stessi.
Ogni volta che ci si innamora occorre ricordarsi che ciò che vediamo in modo idealizzato dell’altro, è una parte di noi che ha bisogno di evolvere.  Se la parte che dovrebbe evolvere la percepiamo come una qualità solo depositata  nell’altro, rimaniamo ingabbiati nella nostra mancanza.
L’innamoramento come “amore visionario” può far molto male per due ragioni: la prima è perché ci rende dipendenti, la seconda è perché, dopo la fase di esaltazione, ci mantiene in uno stato di autosvalutazione. Solo l’ “amore a seconda vista” ci permette di accettare le nostre mancanze e, riconoscendo in modo realistico le nostre potenzialità, di impegnarci in ogni modo per migliorarci.

APRIRSI ALLA VULNERABILITÀ

La consulenza esistenziale di coppia ad orientamento logoanalitico (F.Nanetti, 2017) è un percorso di consapevolezza che ci consente di
cogliere le motivazioni inconsce che ci hanno portato a scegliere una persona che non ci ama o che non amiamo o che manipoliamo, per
imparare, se fosse necessario, a separarci da lei con benevolenza, o a cambiare “insieme”con l’impegno di entrambi di stipulare un “contratto
matrimoniale” di autentico scambio, potendo in consapevolezza transitare dal “matrimonio stipulato in cantina al matrimonio celebrato sull’altare” (Schellenbaun, 1988).
Nel matrimonio stipulato in cantina, vi è un occulto accordo a riproporre una simbiosi del passato. In questo tipo di matrimonio ognuno si aspetta che l’altro sia un genitore quando di fatto è un “bambino”, e che sia un bambino quando si ostina ad essere un “genitore”.
Nel matrimonio contratto in cantina, non vi sono due “adulti” che riconoscono i reciproci bisogni, accettando che vengano soltanto
parzialmente soddisfatti. Nel “matrimonio in cantina” domina la pretesa, spesso mascherata da menzogne “Faccio tutto per te … sono sempre
disponibile … geloso … perché ti amo”.
Nel matrimonio in cantina non ci si mostra per quello che si è, ma per quello che l’altro si desidererebbe che l’altro vedesse di noi.
Questo inganno prima o poi esige un prezzo.
Il partner che si era illuso che noi fossimo quello che mettevamo in scena, quando si accorge che le cose non stavano affatto così, entra
nella spirale del risentimento e della disillusione. Da qui la reazione di rabbia e isolamento  distaccato.
Inutile dire che nel matrimonio in cantina il mostrarsi più di quello che si è, non solo ci proietta in una dimensione di falsità, ma anche di
cecità. Concentrando l’attenzione solo sul farci accettare cercando l’ammirazione del partner, ci impedisce di vedere l’altro come
persona in “carne ed ossa”, per quello che è. In altri termini, essendo noi in prima persona impegnati a manipolare, non siamo nelle
condizioni di accorgerci che anche l’altro ci sta manipolando. Così la collusione narcisistica trova buon gioco.
Le menzogne esistono in quanto i bisogni non vengono esplicitati in modo chiaro, ma sono delle implicite domande mai formulate perché nascoste da comportamenti basati sul controllo.
Tali menzogne, esito di “contratti di natura collusiva” o “giochi copionici”, sono dettati dalla paura del rifiuto.
Con la consulenza esistenziale impariamo a riconoscere il meccanismo inconsapevole della collusione emotiva, fino a comprendere che
l’attrazione l’uno verso l’altro avviene allorchè ognuno “deposita” sull’altro la parte emozionale rimossa o negata o cerca nell’altro la
compensazione di una parte di sé non ancora realizzata, come quando ad esempio provando un arcaico sentimento di vergogna che impedisce
l’essere intraprendente, ci si  innamora dell’intraprendenza dell’altro.
Siccome il matrimonio in cantina è all’insegna della mancanza di consapevolezza, alcuni potrebbero pensare che ci deve unire solo
quando si è capaci di una visione più lucida.
Niente di più sbagliato.
Senza l’esperienza del matrimonio in cantina, non saremmo mai spinti ad andarci a conoscere in profondità, a rimetterci in contatto con le
nostre mancanze.
Occorre inciampare per rialzarsi e migliorarci.
Ad un patto, però. Che non trasformiamo il partner che ci ha deluso in un nemico, ma in qualcuno che “necessariamente” dovevamo
incontrare per ritrovarci.
Allorchè, rinunciando a volere che l’altro cambi, accettiamo la sfida di conoscerci nella profondità del nostro essere, non potremo che
diventare più consapevoli, più veri, più “sanamente” vulnerabili,  più autentici.
Solo a questa condizione la divergenza diventa convergenza e può farsi strada il matrimonio sull’altare.

Un caro saluto
Franco Nanetti

Post di presentazione dei seminari del 27/28 Ottobre 2018

I commenti sono chiusi.