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PRINCIPI DI GUARIGIONE SPIRITUALE “Il mio peccato di ignoranza oltre la rabbia“

® “Clinica esistenziale” Copyright
(liberamente tratto dal saggio di Franco Nanetti, dal titolo “Il bambino interiore” in corso di stampa)

Perché alla minima offesa ci lasciamo trascinare nel vortice di una rabbia talora fuori controllo?
Perché talvolta al cospetto di una minima divergenza cadiamo vittima di un risentimento che inquieta, e rende le nostre notti insonni?
Da cosa deriva quella rabbia che molto spesso desidereremo non provare?
Non dagli eventi esterni.
E neppure dagli altri.
Ma come afferma John Bevere “dalla nostra reazione”, che tale autore chiama “L’esca di satana”.
Spesso, quando la nostra reazione di rabbia è particolarmente intensa e ripetitiva, sproporzionata all’evento, ciò dipende da una ferita che risale a molto tempo fa.
La nostra rabbia è una riedizione.
Nel momento in cui tale rabbia rappresenta un “allora” che vive nell’ “adesso”, essa è un vero “peccato di ignoranza”.
Quando ci arrabbiamo in modo eccessivo, smettiamo di vedere l’altro e rimaniamo offuscati dalla nostra reazione.
C’è una sostanziale differenza tra reazione e risposta.
Mentre con la reazione rimettiamo in scena un automatismo del passato connesso con la ferita che ci fa agire in una modalità inconsapevole, con la risposta cogliamo la dinamica collusiva tra noi e l’altro, e mettiamo in scena comportamenti che potremo dire “funzionali” alla soluzione del problema che intendiamo affrontare.
Come “lasciare andare” la rabbia congelata delle nostre antiche ferite?
Franco Nanetti

post relativo all’incontro del 28 agosto 22

L’ENNEATIPO IN CONVERSIONE

GUARIRE SE STESSI PER SUPERARE“PARZIALMENTE” I CONFLITTI DI COPPIA

® “Clinica esistenziale” Copyright (dal saggio in corpo di stampa di Franco Nanetti “Guarire le ferite emotive”)

Quando siete attaccati dallo spirito del male non date loro battaglia, né difendetevi, ma entrate profondamente in voi stessi per orientarvi al bene.
Lottare contro nemici così potenti li rafforza rendendovi sempre più inquieti. Se volete recuperare forza, portate la vostra attenzione altrove senza occuparvi di loro, in quello spazio elevato, sovrastante ad ogni cosa, dove le forze del male possono gridare, ma non sortiscono nulla. Non sprecate mai le vostre forze per opporvi. Ritiratevi nel rifugio più alto, là dove Dio abita in voi, ben sapendo che Dio non abita dove i nemici possono raggiungerlo.
Non potete combattere da soli contro il male. Esso possiede un arsenale straordinario. Nei momenti difficili, spesso siamo troppo deboli per contrastare il male. Non possiamo vincerlo da soli. Allora, bisogna legarsi al Signore, invocare entità celesti, gli Arcangeli, la pratica delle virtù per condividere con le forze superiori la nostra battaglia. Non si tratta di restare spettatori. E’ con il Cielo che avviene la vittoria”.
Aivanhov

Anna durante un colloquio rammenta i momenti in cui quando era piccola costantemente sentiva i propri genitori litigare, mentre minacciavano di separarsi. Anna ancora oggi, seppur siano passati molti anni, vive questa ferita da angoscia abbandonica. Come ha reagito a questa angoscia mai superata? Quali le conseguenze?

Nel rapporto con il suo primo marito, come una sorta di coazione a ripetere, ha replicato la modalità di relazionarsi dei genitori. Fra lei e suo marito si era subito cristallizzato un odio endemico, fatto di insulti e minacce che “ob torto collo” li avevano costretti dopo pochi mesi di convivenza a separarsi.
L’angoscia abbandonica aveva portato verso gli esiti paventati. Attualmente vive con un partner al quale rivolge continui attacchi quale esito di una feroce gelosia che non dà tregua.
Non sopporta nessuna sua distrazione verso di lei. “Deve smettere – mi dice_- di fare il simpatico con gli altri e con tutte le altre” La sua asfissiante gelosia sta spingendo il partner ad andarsene, ad abbandonarla”. La ferita “abbandonica” della sua infanzia intrisa di diffidenza, litigiosità e distacco si ripete nella vicenda affettiva attuale, con una piccola differenza rispetto al passato: “che anziché subire l’abbandono ora cerca senza tregua di provocarlo”. Anna insieme al suo compagno ha tentato diverse
terapie di coppia per migliorare la comunicazione tra loro, ma con esito vano. Quale potrebbe essere allora la soluzione? Non c’è nessuna soluzione valida nel tentativo di cambiare l’altro, e neppure nell’intraprendere strategie di coppia improntate alla comunicazione. E’ ancora sulla ferita che rivive nel momento presente su cui occorre lavorare. Il problema è di un “allora” della ferita che, rimasto
incistato nell’inconscio, inconsapevolmente fa breccia nell’ “adesso”.
Tutto “quello che è stato” inesorabilmente si ripete.
L’angoscia abbandonica, quale emotional schemata di una ferita mai rimarginata, innesca proiezioni e reazioni che vanno ben oltre la sua volontà di fidarsi e di sperimentare una “sana” intimità.
E’ ovvio, quindi, che la vera soluzione per Anna è in primis un “lavoro su se stessa”.
Non servono i buoni propositi. Serve che Anna attraverso “pratiche di consapevolezza” impari a disinnescare meccanismi reattivi che la portano, come negli esempi riportati, o a subire l’abbandono o a “provocarlo” per farsi rifiutare. Ma come disattivare tali meccanismi reattivi di una ferita che è rimasta congelata nella sua memoria implicita?

Ecco, alcuni passaggi!
Un primo passaggio lo vedo rappresentato dal fare in modo che Anna si renda conto della realtà specchio, ossia che ella stessa inconsapevolmente e collusivamente è complice di quello che accade.
Un secondo passaggio è rappresentato dal fatto di potere fare in modo che Anna disinfiammi “l’angoscia
abbandonica” per procedere verso un percorso di “innalzamento vibrazionale” che l’affranchi da quegli
automatismi proiettivi che alimentano la coazione a ripetere. Tale “innalzamento vibrazionale” è rappresentato da un percorso trasmutativo (nulla a che fare con la sublimazione) che consente alle emozioni della ferita originaria di “diventare emozioni a frequenza più elevata o emozioni del Sé superiore” idonee per esplorare modi di comportarsi più consapevoli e meno provocatori.

Secondo Joe Dispenza (2012), mentre le emozioni a bassa frequenza vibrazionale o emozioni del Sé inferiore – come la paura, l’angoscia, la rabbia, l’odio e la colpa – nella forma accentuata “procurano per effetto di una condensazione energetica l’emergere di elementi che assomigliano sempre di più ad “oggetti materiali” nel nostro corpo -come disagi e malattie- e alla reiterazione attraverso forme-pensiero di eventi similari a quelli del passato, le emozioni ad elevata frequenza vibrazionale invece favoriscono lo stato di salute e attivano in modo intenzionale la legge dell’attrazione consentendo al soggetto “per risonanza e contagio quantico” di attrarre eventi consoni a quanto viene “consapevolmente” desiderato.
In altri termini secondo Joe Dispenza se il soggetto trasmuta “vibrazionalmente” nelle emozioni del sé
superiore il suo agire consapevole gli consente di trovare modi di relazionarsi meno conflittuali e più confacenti agli scopi che vuole raggiungere. Tale processo trasmutativo è un transitare emozionalmente” dal “vizio” congelato al “dono” enneatipico, che nonostante sia stato “precocemente”soffocato o dimenticato, ora può riemergere. Come procedere?
Qualche piccolo consiglio.

In primis “non volere cambiare il tuo partner”. “Sii semmai tu il cambiamento che desideri nell’altro” E’ importante che tu ti renda consapevole che c’è sempre un’interconnessione tra quello che accade e le emozioni che provi. Se temi di venire rifiutato è molto probabile che, come affermava Cesare Pavese, “la cosa temuta accada, sempre” (1950). Come dire che se, anziché temere qualcosa di imprevisto, impari ad amarti, potresti vedersi compiere “propri e veri miracoli”. Tale percorso necessita di una attenzione vigile e costante su quello che accade dentro di te. In questa prospettiva allenati a transitare dallo sguardo paranoico -che cerca nemici là fuori- alla svolta metanoica. Se stai vivendo un intenso momento di crisi nell’ambito di una qualsiasi relazione che vivi, smetti di accusare, e dopo che hai profondamente accettato i tuoi stati emotivi, impara ad affidarli consapevolmente ad un percorso trasmutativo verso emozioni di auto-accettazione incondizionata, ossia emozioni positive che permangono “virtuosamente” anche quando vengono meno le ragioni per viverle. Per concludere con semplici parole, direi: “se ti amerai di più, gli altri saranno sempre più propensi ad amarti”.

Queste è uno degli aspetti risonanti della trasmutazione emozionale.

ESSERE IN EMPATIA Riflessione di Franco Nanetti sulla testimonianza di Thich Nhat Hanh

Domani, continuerò ad essere. Ma dovrai essere molto attento per vedermi. Sarò un fiore o una foglia. Sarò in quelle forme e ti manderò un saluto. Se sarai abbastanza consapevole, mi riconoscerai, e potrai sorridermi. Ne sarò molto felice”.
Queste parole del maestro Thich Nhat Hanh ci insegnano come essere in empatia oltre ogni confine attraverso il
coltivare la fervida coscienza dell’impermanenza, del nostro essere ovunque, della non separatezza.
L’empatia non è una serie di strategie ma è un “modo di essere” basato sulla pratica dell’inter-essere.
La sua biografia ne è un esempio.
Dopo la guerra del Vietnam, Thich Nhat Hanh, appena ventenne ma già monaco da quattro anni, abbandonò il monastero per andare nelle campagne a ricostruire i villaggi bombardati e negli ospedali da campo a curare i feriti, di
qualunque parte fossero, attirandosi il discredito di entrambi i governi in guerra, quello del Nord filocomunista
e quello del Sud filostatunitense, che non gli perdonarono il “crimine di curare il nemico”. Una scelta che pagò con
l’arresto, la tortura e, in fine, con un esilio di 39 anni che si concluse soltanto nel 2005.
Martin Luther King ne caldeggiò la sua candidatura al Nobel per la pace nel 1967.
Tentativo che sfumò nel nulla.
Ma la testimonianza di Thich Nhat Hanh non necessita di consacrazioni.
Il suo insegnamento non ha mai voluto essere una didascalia, un prontuario di tecniche ed insegnamenti (anche se non si può prescindere da questi), ma un modo autentico e consapevole di essere “insieme” con un cuore aperto e compassionevole.
Ieri la sua morte. Forse.
In un incontro su questo tema ebbe a dire “Devo darvi una buona notizia: non moriamo!
Ho chiesto ad una foglia se aveva paura dell’autunno, rispose di No.
Così mi apostrofò: “Ho fatto del mio meglio per nutrire l’albero, e adesso una gran parte di me è lì.
Questa forma non mi racchiude interamente.
Io sono anche l’albero, e una volta tornata alla terra continuerò a nutrirlo.
Perciò non mi preoccupo.
Quando lascerò questo ramo, volteggiando nell’aria losaluterò e gli dirò: Arrivederci, a presto”

L’ARCHETIPO DI CHIRONE

® “Clinica esistenziale” Copyright
(parzialmente tratto dai saggi di Franco Nanetti “Grammatica del cambiamento”, Erickson, Trento, 2017 e “Empatia” Pendragon, Bologna, 2021)

Chiunque voglia aiutare in autenticità di cuore un altro essere senziente che attraversa un momento di difficoltà e disagio esistenziale è un “guaritore ferito” che sa accogliere la propria sofferenza senza crogiolarsi in essa.
La capacità di confrontarsi con una parola profonda implica la capacità di sostare nel fallimento, nella paura, nel dolore,
implica la capacità di riconoscere la propria “deformità psicologica” e la propria fatica di crescere e soffrire.
“L’uomo”, scriveva il filosofo De Unamuno (1958), “per il fatto di essere uomo, rispetto all’asino e al gambero, è un
animale malato”.
L’essere soggetti psichici implica il percepire l’infrazione, lo scarto, “l’essere consapevoli della propria malattia”.
Quando uno specialista della relazione di aiuto si rifugia in uno stato di presunta guarigione, quando si percepisce sano al cospetto del paziente malato non potrà che esercitare l’illusoria pretesa di guarire, con l’effetto di proiettare la
propria parte oscura su di lui provocando risultati opposti a quelli desiderati.
Allorché lo specialista della relazione di aiuto, per paura della propria debolezza, si nasconde alle proprie ferite, la sua
azione non potrà che avere esiti negativi.
Lo specialista della relazione di aiuto che si crede “guarito”, non potrà che imporre con violenza la salute e la sanità
mentale.
Quando un “terapeuta”, supportato dalla presunta obiettività dei suoi strumenti diagnostici e degli interventi clinici, agisce sulla malattia del paziente, ponendosi al di fuori di essa (“Tu sei malato ed io ti guarisco”), non potrà nient’altro che esercitare atti di sopraffazione ed esprimere nella cura il proprio desiderio di potere.
Occorre “rimanere feriti” per amare e curare, rimanere in contatto con il proprio dolore senza crogiolarsi in esso.
Sono d’accordo con Neumann (1954), quando sostiene che per restare in una dimensione creativa di nutrimento della
coscienza volta alla domanda di senso, occorre rinunciare ad una fuga nell’adesione conformistica e nell’empirismo
ingenuo che annienta il tempo della riflessione, il sogno, l’evento psichico che inquieta e rigenera.
Nessun specialista della relazione di aiuto può tenersi distante dalla propria ferita, perché in essa è depositata la capacità di “sentire, percepire, comprendere l’altro”, e quando è possibile elevarsi con lui.
Nella mitologia greca il più antico tra i guaritori miracolosi è Chirone, centauro mezzo uomo e mezzo cavallo.
Il cavallo secondo il mito impersona la vitalità istintiva, l’uomo la saggezza che guida.
Il mito rimanda all’idea che non si può vivere e amare in consapevolezza di intenti, se non si mantiene il contatto con
la propria natura, la terra, le origini.
Chirone, infatti, non abbandona mai il proprio intimo soffrire.
Rimane in contatto con il dolore della ferita, rappresentato dall’essere stato respinto dalla madre Filina, figlia di Oceano.
Tale ferita dell’abbandono occuperà l’arco della sua intera esistenza. Infatti anche il suo allievo Eracle, in una sorta di
parricidio simbolico, lo abbandonerà allorché decide di trovare la propria strada, tanto da ferirlo con una freccia
intrisa del sangue di Idra.
La sua originaria ferita non potrà mai guarire. Ma come allude il mito, la forza vitale biofila di plasmare un mondo
sempre migliore nasce proprio da questa accettazione del dolore che non lo porterà a chiudersi in se stesso né a
rifugiarsi in un sogno di onnipotenza.
Consapevole della propria vulnerabilità, fragilità, provvisorietà, Chirone agirà con vitale apertura per accogliere
gli altri nel proprio cuore. Così Chirone si fa incatenare alla roccia al posto di Prometeo che è stato punito per la sua
hybris, tracotanza dovuta al fatto che per fuggire dai propri limiti, osa rubare il fuoco del cielo.
Chirone “decide di salvare Prometeo perché sa accettare la propria ferita”, sa esserne consapevole, viverla, trasformarla
nell’amore per gli altri.
In questa prospettiva si concentra la “salvezza”. Talora alcuni al cospetto della ferita si ritirano dalla vita con
l’unico desiderio di distruggersi e vendicarsi.
Chirone invece ha come esclusiva ed unica prospettiva l’intimo desiderio di potere sperimentare un amore che fluisce
da sé all’altro.
Ogni volta che torniamo alla ferita non cadiamo in uno sterile vittimismo, ma accettiamo la sua universalizzazione come atto sociale, sapendo che senza la porta del dolore non si entra nella gioia.
Opporsi al dolore significa anestetizzare la gioia, la vitalità dell’esserci, una sana capacità di amare e desiderio di
conoscere.
E’ un errore, come accade a molti studenti di psicologia, credere che solo studiando si impari a curare le ferite della
vita.
Senza un lavoro personale sulle proprie ferite, nessuno può diventare un “buon specialista della relazione di aiuto”.
Certamente questo non rende nessuno automaticamente capace di esserlo.
Occorre che, riconosciuta la ferita, ognuno impari ad aiutare se stesso prima di aiutare gli altri. Nessun specialista della
relazione di aiuto può entrare in risonanza con un “cliente” se non si abitua a dialogare con la propria natura ferita e a trarne possibili insegnamenti.
Scriveva Peter Schellembaum (2001): “Per entrare in risonanza con altre persone un terapeuta dovrebbe non
soltanto essere ferito, ma anche essere consapevole delle proprie ferite. Chi non ha mai sofferto per una ferita d’amore
non potrà mai entrare davvero in relazione con chi ne sta soffrendo, anche se questo si può dire soltanto con una certa
cautela; nella nostra vita non possiamo aver patito tutte le sofferenze di questo mondo. Esse sono comunque dentro di
noi a livello potenziale, anche se non le abbiamo vissute, semplicemente perché siamo esseri umani”.
Comprendere se stessi e l’altro è accettare la sfida di smarrirci nella bellezza della vita nonostante il dolore e
il misterioso “gioco” dell’impermanenza.

IL DESIDERIO DELL’ESSENZA. Sono il vero regista della mia vita?

® “Clinica esistenziale” Copyright
(parzialmente tratto dai saggi di Franco Nanetti “Grammatica del cambiamento”, Erickson, Trento, 2017 e “Empatia” Pendragon, Bologna, 2021)

Quello che desideri realizzare è veramente quello che vuoi?
Ci sono due tipi di desideri che orientano la nostra vita: il desiderio egoico o “desiderio della personalità” connesso con il sentimento della mancanza, ed il desiderio dell’anima o “desiderio dell’essenza” connesso con il sentimento della pienezza.
Mentre il primo, ossia il desiderio egoico, quale residuo di una antica ferita mai trasformata, è rispondente al tentativo di compensare ciò che l’Ego non tollera di vedersi privato (si pensi all’adolescente che vuole comprarsi una automobile di lusso come status symbol per avere successo con le ragazze), il secondo, ossia il desiderio dell’essenza, è rispondente alla volontà di accrescere il campo delle possibilità per diventare sempre più se stessi e per essere sempre più congruenti con la propria “mission”, la propria “chiamata”, la propria “particolarità” (si pensi a chi desidera prodigarsi per aiutare qualcuno in difficoltà al fine di aderire ad un sentimento di amore universale come servizio).
Se nel “desiderio egoico”, dal momento che la percezione di non farcela crea una intensa sofferenza, domina l’intransigenza e lo sforzo, nel
“desiderio dell’essenza”, dal momento che si è partecipi alla gioia del progredire e non del riuscire “necessariamente” in qualcosa, domina un senso diffuso di pace interiore.
Non importa se si fallisce.
Ogni difficoltà è un’opportunità per esplorare qualcosa di sé ed evolvere spiritualmente.
Tutto è un sogno per “cercarsi” e “ritrovarsi”.

La meditazione ad orientamento esistenziale è funzionale a conquistarci il “desiderio della pienezza”

(dal saggio “Il risveglio della coscienza, Aipac, Pesaro, 2021).

PSICOLOGIA E SPIRITUALITÀ LA TRASFORMAZIONE INTERIORE COME ASCESI

SEMINARI ON LINE

Dalle passioni alle virtù . Percorsi di alchimia delle emozioni Pratiche di discernimento spirituale, trasmutazione emozionale, consapevolezza profonda e pace interiore attraverso la lettura delle opere di Evagrio Ponticus, Georges Ivanovic Giurdjieff e Dante Alighieri
Relatore: Franco Nanetti (Università di Urbino)
® “Clinica esistenziale” Copyright
(parzialmente tratto dai saggi di Franco Nanetti “Grammatica del cambiamento”, Erickson, Trento, 2017 e “La guarigione del cuore” Pendragon, Bologna, 2021)

Fatti non foste per vivere come bruti,
ma seguire virtude e conoscenza.
Inferno 26
Dante Alighieri

Le “psicologie contemporanee”, se si limitano a disoccultare l’inconscio, a cambiare processi di pensiero o a volere cancellare la sofferenza con sofisticate tecniche di soluzione ai problemi, senza volere transitare verso gli spazi dell’autotrascendenza e della ricerca spirituale, ottengono precari risultati.
Il compito di un “vero” percorso trasformativo si riassume nella ricerca
interminabile della verità e una “nuova visione delle cose” nella ricerca di una coscienza superiore che ci riconnette con un’autentica capacità di amare.
La via della trasformazione interiore non è il piacere né il potere, ma la ricerca della verità, anche quando questa comporta un lievitare del dolore, dell’angoscia e della paura, comporta un impegno a migliorarmi e perfezionarmi per rendere migliore e perfezionare il mondo in cui vivo.
I problemi esistenziali non si risolvono con qualche semplice “tecnica” che ci allontana più o meno repentinamente dalla sofferenza, ma attraverso un percorso nel quale la persona sofferente cerca di affrancarsi dal proprio stato di falsificazione della realtà, di deiezione e di alienazione, per approdare ad una ricerca dell’alterità, del progetto, dell’ulteriorità e di una maggiore consapevolezza del proprio essere in uno stato di profonda connessione e amore.
Se ci prendiamo la responsabilità di scrutare cosa si cela al fondo della sofferenza che proviamo, possiamo intravedere un profondo tradimento della nostra autenticità esistenziale, di uno stato di povertà di senso e di “negligenza etica” che ci ha impedito di sottrarci alle abitudini inconsapevoli, che nell’illusione di proteggerci dalla paura, in realtà ci hanno depauperato della capacità di amare.
La vera trasformazione non si focalizza su un semplice stare bene, poiché il suo vero scopo è la ricerca di una visione delle cose conquistata in un costante percorso di ascesi, di consapevolezza e di realizzazione della propria unicità.

Quando cambiamo dobbiamo sapere che il nostro percorso prevede sempre un connettersi con qualcosa di più vasto che ci unisce, e che cambiando in prima persona noi stessi nello stesso tempo influenziamo sempre il mondo che abitiamo.

autore Franco Nanetti

Date degli incontri

30/31 Dicembre 2021 ore 11/13,00
1 Gennaio 2022 ore 11/13,00
nella serata del 31 Dicembre dalle 22,30 in poi seguiranno momenti di riflessione, confronto, meditazione e ricerca interiore con proiezioni di trailer e lettura di frammenti di poesia,

L’intero percorso ha un costo di 65 euro
La partecipazione alla serata dalle 22.30 del 31 dicembre è gratuita
Per iscrizioni e informazione :
3398912938
aipac.pesaro@gmail.com aipac.pesaro@virgilio.it

L’importo può essere depositato al seguente IBAN intestato all’AIPAC: IT80L0538713310000042082143 entro il giorno precedente al seminario. Chiediamo gentilmente di indicare nella causale nome, cognome e le date di partecipazione e inviarlo alla mail del tutor di riferimento: Paola Cangini – Marina Gori – Pierpaolo Gambuti – Emiliana Baldessari

SETTEMBRE – DICEMBRE 2021

Domenica 12 Settembre 2021 Ore 9.00-11.30 
Ricerche, approfondimenti, esercizi sul tema: Perdonare per-donarsi 
La collusione emotiva nelle relazioni: come liberarsi dalla dipendenza affettiva con il metodo degli specchi esseni e ritrovare l’amore autentico 

La partecipazione al seminario, comprensivo del materiale didattico, è di 20 euro.

Domenica 26 settembre 2021 Ore 9.00-12.30
Programmazione neurolinguistica, neuroscienze e spiritualità Riscoprire le proprie risorse con la time line 

Domenica 10 ottobre 2021 Ore 9.00-12.30
Lo sguardo della vastità del cuore Percorsi di decentramento cognitivo e decrescita egoica per creare egregore positive Il gioco delle posizioni percettive

Domenica 24 ottobre 2021 Ore 9.00-12.30
La collusione emotiva Il ritiro delle proiezioni Comprendersi attraverso la realtà specchio, Esercitazione: “Io come te”

Domenica 7 novembre 2021 Ore 9.00-12.30
L’arte di decidere Decidere in cinque secondi o sostare negli opposti
Quando occorre non decidere per fermare il tempo e ritrovare il nostro centro
Il gesto spontaneo di Peter Schellenbaum: interpellare il nostro bambino naturale.

Domenica 28 novembre 2021 Ore 9.00-12.30
La pratica dell’entanglement
La meditazione quantistica
Innalzarsi vibrazionalmente per cambiare il nostro destino

Domenica 12 dicembre 2021 Ore 9.00-12.30
La comunicazione del cuore Il feedback fenomenologico
Dall’autorivelazione al cambiare l’impronta delle nostre ferite
 Condividere la vulnerabilità con il proprio partner per dare inizio a una nuova vita

La partecipazione al seminario, comprensivo del materiale didattico, è di 30 euro. 

L’intensivo  di fine anno si svolgerà dal 30 dicembre 21  al 1° gennaio 22

 prevede un lavoro esperienziale incentrato su  “La pratica dell’alchimia trasformativa in Dante Alighieri e l’opera di Gurdjieff”.  

Relatore: Franco Nanetti Università di Urbino  

GRUPPI DI STUDIO 

Mercoledì 15 settembre ore 19.00-20.30 “Conoscere la propria ombra” 
Mercoledì  6 ottobre       ore 19.00-20.30 “Agire la risorsa che si vuole realizzare” 
Mercoledì 27 ottobre      ore 19.00-20.30 “L’arte di lasciare andare per fare accadere” 
Mercoledì 10 novembre ore 19.00-20.30 “Parlare con il cuore” 
Mercoledì  1° dicembre   ore 19.00-20.30 “La parola che crea” 

Ogni incontro è riservato a coloro che hanno partecipato ai seminari della domenica per un numero massimo di 25 persone. 

Il costo è di 10 euro a incontro.  

PER ISCRIZIONE
Comunicare via mail o con messaggio su whatsapp la propria adesione Inviare copia del bonifico via mail o su whatsapp

L’importo può essere depositato al seguente IBAN intestato all’AIPAC: IT80L0538713310000042082143

entro il giovedì  che precede il seminario. 
Chiediamo gentilmente di indicare nella causale nome, cognome e le date di partecipazione e inviarlo alla mail del tutor di riferimento.
Ogni incontro si svolge sulla piattaforma zoom

Programma fine anno 2020 e nuovo inizio 2021

31 dicembre 2020
Ore 10.00-12.30 1° Seminario
Pratiche di mindfulness emozionale
Meditazione: L’amore sovrano
Meditazione: spegnere il fuoco della rabbia
Ore 15.00-17.00 2° Seminario
Aivanhov: autenticità della parola, dello sguardo, delle mani, del gesto
Dalle 22.30 in poi

L’ESSENZIALE DELLA VITA
Proiezione delle lectio magistralis in originale di Omraan Aivanhov
(con traduzione in italiano)
Esercitazione: “La mia mission”
L’augurio di un nuovo inizio di Omraan Aivanhov
“Che cosa ci lasciamo alle spalle e che cosa incontrare per il futuro: ubriacarsi di spiritualità ”
La serata del 31 dicembre dalle ore 22.30 in poi
è ad ingresso libero gratuito su prenotazione.

1° gennaio 2021
Ore 11.00 -13.00 3° Seminario
Dialogare con il proprio bambino interiore
L’evoluzione del proprio copione di vita al cinema
Gruppi di evoluzione personale con schede di approfondimento

2 gennaio 2021
Ore 10.30-12.30 4° Seminario
La Nuova legge dell’attrazione: chiedere, credere, ricevere
Gruppi di reflecting esistenziale con scheda di approfondimento:

una via per comprendersi nella maggiore vastità e profondità dei propri compiti spirituali attesi e disattesi

3 gennaio 2021
Ore 10.30-12.30 5° Seminario
La legge dell’amore, della causa-effetto, della polarità:

percorsi di trasmutazione emozionale
Gruppi di evoluzione personale con schede di approfondimento

4 gennaio 2021
Ore 10.30-12.30 6° Seminario
Perdonarsi: dal senso di colpa alla “torta” della responsabilità
Imparare ad amarsi per riprendere a creare la propria vita
Gruppi di evoluzione personale con schede di approfondimento
Conclusioni – Imparare ad amarsi per riprendere a creare la propria vita

Ogni seminario come ogni gruppo di reflecting sarà condotto da Franco Nanetti-
I gruppi di evoluzione personale con schede di approfondimento sono condotti dai docenti collaboratori Aipac

I seminari si svolgono online sulla piattaforma zoom.

per informazioni sui costi  3486881977  aipac.pesaro@virgilio.it

L’importo può essere depositato al seguente IBAN intestato all’AIPAC: IT62T0311113310000000022352

entro e non oltre le ore 16 del giorno precedente il seminario online. Chiediamo gentilmente di indicare nella causale nome, cognome e le date di partecipazione. La partecipazione all’intero percorso per complessive 16 ore in 5 giornate è di 100 euro
La partecipazione all’intera giornata del 31 dicembre è di 40 euro
La partecipazione ad un singolo seminario è di 20 euro

(dal saggio riveduto ed ampliato di Franco Nanetti dal titolo “Psicologia e Spiritualità”, My Life, Rimini, 2015)

Franco Nanetti

La vetta più elevata dell’amore spirituale è il perdono assoluto o
incondizionato, l’essere nel perdono senza la necessità di
perdonare, il potere fare intima esperienza del perdono e del
perdonare “settanta volte sette”.
Se il perdono condizionato è un atto egoico che si compie nella
formula, forse un po’ superba, di chi dice: “Io ti perdono” o “Io mi
perdono”, il perdono assoluto o incondizionato è uno stato
estatico della mente non duale capace di cogliere una dimensione
dell’essere senza separazione e senza colpa.
Il perdono incondizionato è un offrirsi all’altro senza memoria e
senza desiderio, è un Sì a se stessi e alla vita per come questa si
manifesta.
Il perdono incondizionato risiede nel “fare anima”.
Nessuna fretta. Si tratta di imparare ad accogliere la rabbia, il
dolore, la paura, per poi “elevarsi”.
La pratica del “perdonare e perdonarsi” è un percorso di
trasmutazione verso lo sguardo della vastità del cuore dove tutto si
dissolve, dove il perdono viene elargito come una preghiera,
un’invocazione, un dono.
Ci sono circostanze in cui anche una persona che si è vista
mille volte la si può vedere per la prima volta. Quella prima
volta la si vede per quello che è, senza storia, senza colpa,
senza supposizioni, senza pretese.
Lì ci sono gli “occhi del cuore”.
Questo è il perdono incondizionato.

NEUROSCIENZE DELLE “CAREZZE”

“Clinica esistenziale®” (Dal saggio di Franco Nanetti “Guarire le ferite emotive” in corpo di stampa)

Il cervello rettile, la cui formazione risale a circa duecento milioni di anni
fa, svolge di base funzioni che sono in parte simili a quelle che consentono
la sopravvivenza dei rettili.
Tale cervello è formato da varie sottostrutture che, a partire dal midollo
spinale (nell’interno cavo della colonna vertebrale), comprendono il
tronco encefalico, il cervelletto, parti del talamo e di alcuni altri organi
posizionati nella base della scatola cranica.
Le operazioni che è in grado di compiere questa parte del cervello sono
strettamente connesse con la sopravvivenza, ossia a comportamenti
associati al nutrimento, all’attacco/fuga, all’accoppiamento.
Il cervello limbico si trova al di sopra del tronco encefalico, nella base
della scatola cranica. Tale formato da alcune sottostrutture di cui le
principali sono il talamo (condiviso col cervello rettile), l’ipotalamo e
l’amigdala. La sua formazione risale a trecento e duecento milioni di
anni fa. Tale cervello collabora sia col cervello rettile per il mantenimento
del corretto funzionamento fisiologico di base dell’organismo, sia per il
corretto funzionamento della sfera “emotiva”. In esso si attualizza una
gerarchia di importanza emotiva, si attivano processi psicosomatici
legati al piacere, alla paura, alla gioia, alla tristezza, alla curiosità, alla
rabbia e trova luogo una memoria selettiva (anche inconscia) di eventi
che si sono impressi perché hanno in qualche modo minacciato la
sopravvivenza dell’individuo.
La neo-cortex è di recente formazione: circa quattro milioni di anni fa.
E’ costituita da uno spessore di alcuni millimetri di materia grigia che
ricopre interamente (come una corteccia appunto) tutte le circonvoluzioni
della massa cerebrale.
Tale corteccia cerebrale è formata approssimativamente da dieci miliardi
di neuroni e migliaia di miliardi di circuiti diversi che permettono le
molteplici varietà di pensiero: analizzare, riflettere, indurre, dedurre,
fare ipotesi, calcolare, proiettarci nel futuro, comprendere e
condividere i sentimenti.
Secondo Antonio Damasio l’emozione è la bussola dell’azione, ma
un’emozione non integrata e plasmata dalla capacità cognitiva non porta a
un’azione “intelligente”.
Il lavoro sulle carezze in ambito analitico transazionale è un viatico per
transitare dalla reazione mesopaleocorticale alla risposta neo-meso
corticale
La “carezza” è comunicazione tra due persone dove entra in gioco la
sensibilità, il sentire emotivo, la comprensione cognitiva del contesto e
dell’ opportunità dell’azione, l’ascolto del proprio stato fisico
(propriocettivo), e l’ascolto attento (esterocettivo) dell’altro.
La carezza è una naturale espressione della propria intelligenza
emotiva, della globalità del proprio essere, un ponte per un percorso
di evoluzione spirituale.

ESERCITAZIONE: L’AUTENTICITÀ DELL’ESSERCI
In barba ai comandi repressivi del Genitore Critico Punitivo interno, ogni
volta che ce la sentiamo o lo riteniamo opportuno, possiamo:

  • dare “carezze”
  • chiedere “carezze desiderate”
  • accettare “carezze desiderate”
  • rifiutare “carezze indesiderate”
  • dare “carezze” a se stessi
    Provate in coppia o in piccoli gruppi a sperimentare lo scambio di carezze, ricordando ogni volta che vuoi dare una
    carezza le seguenti fondamentali regole:
  • chiedere il permesso (“Desidero farti un complimento, me lo consenti?”), al fine di rispettare i confini e i sentimenti
    altrui;
  • essere sinceri: un messaggio che parte dal cuore non può avere come sfondo la disonestà e l’intento d’ingannare;
    -depotenziare il Genitore Critico interno, ossia inviare messaggi positivi, anche quando ci sono voci interne che ci
    dicono: “L’altro non mi crederà…Chissà che cosa pensa di me?…Dopo mi sentirò inadeguato…”