Archivi del mese: Luglio 2018

 NEUROSCRIPTING

 NEUROSCRIPTING © Copyright “Clinica esistenziale”

Cambiare con le neuroscienze applicate e la fisica quantistica
(contributo liberamente tratto dai saggi di Franco Nanetti dai titoli: “La mente che cura” e “Empatia transpersonale”, Pendragon, Bologna)

“LA MENTE SOTTO LA VOLTA CELESTE”
Secondo il “principio dell’indeterminazione” di Werner Karl Heizenberg (1927) “L’oggetto osservato non può più essere disgiunto dal soggetto osservante”.

Sulla base di tale principio, l’osservazione del fenomeno modifica il fenomeno stesso.

Infatti, secondo le ricerche di Heizenberg, è impossibile predire in modo esatto la posizione di una particella subatomica sulla base di una osservazione empirica, poiché lo sguardo dell’osservatore ne determina uno spostamento, mentre é possibile individuare il suo stato presente e la sua specifica posizione solo se si procede attraverso una valutazione di tipo predittivo-probabilistico.

Il fatto che diventi scientificamente dimostrato che la semplice osservazione di un fenomeno lo modifica e che la sua conoscenza reale può solo basarsi su calcoli previsionali, è un qualcosa di sconcertante. Sapere che la verità non è più conoscibile attraverso l’osservazione dell’oggetto, ma che essa può essere perseguita solo attraverso un processo di “rielaborazione interna del soggetto osservante” è qualcosa di assolutamente rivoluzionario.

Ciò potrebbe in qualche modo farci capire perchè i dati della ricerca della cura Di Bella dei tumori, presentati dal suo ideatore, erano confortanti, mentre i dati scaturiti dalla ricerca condotta da altri oncologi che usavano le medesime procedure davano risultati opposti.

La ragione sta nel fatto che, secondo il principio dell’indeterminazione, le aspettative di chi esegue la ricerca determina un diverso esito della ricerca stessa.

Il fatto che l’osservatore crea la realtà è stato sostenuto anche agli inizi del secolo scorso, dall’esperimento sulla “doppia fenditura”.

Nel 1909 il fisico britannico Geoffrey Ingram Taylor svolge la seguente ricerca. Nella prima fase viene lanciata una particella quantica, attraverso un acceleratore, in un condotto affinchè possa raggiungere un determinato punto attraversando una fessura insita in una barriera. In questa prima fase la particella arriva al punto a cui è destinata passando attraverso la fenditura.

Nel seconda fase dell’esperimento vengono inserite nel piano barriera due fenditure.

La particella in prossimità della barriera non sceglie di passare in una delle due, ma si trasforma in un’onda energetica che simultaneamente attraversa entrambe le fenditure, per poi raggiungere il punto designato per ritornare corpuscolo, ossia per ritornare nella forma in cui era partito.

Secondo le leggi della fisica classica ciò non sarebbe potuto accadere.

La particella per poter passare in entrambe le fenditure si trasforma da corpuscolo in onda di luce.

Ma dal momento che la particella non sapeva nulla in merito, l’ipotesi è che ciò dipenda dalla mente dell’osservatore, l’unico realmente ad avere l’aspettativa che la particella “non cosciente” passi attraverso entrambe le fenditure.

Ancora una volta con questo esperimento si dimostra che a causare i fenomeni di cambiamento della materia o del precipitarsi delle onde di luce in corpuscoli e viceversa sia l’osservatore con i suoi pensieri e con le sue aspettative.

In altri termini è l’osservatore che osservando trasforma il corpuscolo in onda di luce.

 

Secondo la fisica quantistica il mondo subatomico non può essere osservato senza alterarlo.

Il fatto che la luce sia un onda di energia se non la osserviamo o una particella di materia fisica se la osserviamo dipende da su che cosa noi ci focalizziamo. Se non ci focalizziamo sull’entità subatomica è solo un onda che fluttua liberamente, ma se ci concentriamo su di essa e la osserviamo, si solidifica su una particella di materia fisica. Poiché ogni atomo di questo mondo è costituito da entità subatomiche che si comportano in questo modo, tutto ciò riveste delle fondamentali implicazioni nella nostra vita.

LA MENTE NEL CORPO

“Da recenti ricerche (C. Pert, R. Ruff, E. Mezey, j. Wurtman, R. Roy, D. Chopra 2006-2017) si è potuto accertare che non solo il cervello influenza le nostre cellule, ma anche le cellule influenzano il nostro cervello, dimostrando che noi pensiamo con il corpo, come se questo fosse una parte integrante del nostro cervello.

Il nostro pensiero contagia ed è contagiato da tutto ciò che accade nel corpo e “oltre il corpo” (entanglement quantistico).

Si pensi alla presenza dei recettori depositati sulle membrane cellulari.

Nei primi anni settanta Candace Pert (2008) scrisse un libro “Molecole delle emozioni” che poneva l’intento di dimostrare come la vita di ogni cellula è determinata dal tipo di recettori presenti sulla sua superficie e come questi avessero specifiche correlazioni con sostanze chimiche o speciali ligandi. Abbiamo tre tipi di ligandi: i neurotrasmettitori, gli steroidi, i peptidi.

Questi ultimi, ossia i peptidi, sono costituiti da molecole che forniscono informazioni e che mettono in comunicazione numerosi sistemi: endocrino, neurologico, gastrointestinale, immunitario.

I peptidi seguono il seguente percorso: dopo che sono stati prodotti nell’ipotalamo -ghiandola che influenza le emozioni che proviamo- vengono convogliati verso la ghiandola pituitaria, per poi entrare nel circuito ematico ed agganciarsi alle cellule, creando fenomeni fisiologici infinitesimali volti a regolare i processi vitali delle cellule stesse e lo stato dell’umore.

Joe Dispenza (2014) afferma che non necessariamente una cellula è un clone della precedente, in quanto essa può contenere più recettori del peptide a cui si è legato. In altri termini se la cellula ha ricevuto peptidi prodotti dalla depressione, la nuova cellula che si costituirà a partire dalla precedente, avrà più recettori della depressione, diventando così incapace di ricevere peptidi positivi, ad esempio quelli forgiati dalla gioia.

Dal momento che i recettori della membrana cellulare sono sia destinati a ricevere messaggi che vengono prodotti a livello cerebrale che a inviare messaggi per la produzione di peptidi, si comprende pienamente che il nostro corpo è costantemente influenzato da ciò che sentiamo e pensiamo, e viceversa. Infatti l’aspetto più sconvolgente sta nel fatto che allorchè la mente produce uno stato d’animo, il corpo tende a perpetrarlo.

“Un’ora di depressione, scrive Cadace Pert, produce un numero elevatissimo di recettori che inviano attraverso determinati peptidi messaggi al mesencefalo di natura depressiva.

In altre parole il melanconico grave è colui che per un periodo molto lungo si è trovato costretto a vivere la depressione nel corpo, tanto che nel corso del tempo le spalle si sono abbassate, i muscoli hanno perso tonicità, lo sguardo si è proiettato verso il basso, la mimica si è bloccata, la pelle ha perso colore ed elasticità, le membrane cellulari hanno assimilato abbondantemente ligandi depressivi. Ciò spiegherebbe perché se ci lasciamo inquinare dalla depressione è così difficile uscirne”. Possiamo comprendere che se le cellule sono generate in base a ciò che pensiamo e sentiamo, è importante che siamo consapevoli di poter regolare i nostri pensieri e i nostri stati emotivi.

Scrive Chris Prentiss (2008): “Se per un’ora siete depressi, avete prodotto circa 18 miliardi di nuove cellule con un numero superiore di recettori che attirano peptidi depressi, e un numero inferiore di quelli che chiamano in azione peptidi positivi. E’ come se trilioni e trilioni di recettori si portassero le mani a coppa attorno alla bocca, urlando: “Mandateci più depressione!”.

In altri termini se i pensieri tetri e negativi influenzeranno il corpo affinchè si abitui con più facilità a provare tristezza anziché gioia, a sua volta in una sorta di spirale viziosa sarà il corpo a ri-generare pensieri “tetri-negativi”, rendendo il soggetto sempre più dipendente dallo stato melanconico.

Vale a dire che se non abbiamo un adeguato controllo della nostra mente inconscia, possiamo intossicarci dei nostri stati emotivi negativi, sviluppando una dipendenza verso di essi. In altri termini, se il nostro atteggiamento mentale è orientato alla svalutazione, diventeremo voraci di stati depressivi, mentre se in qualche modo sapremo, valorizzandoci, renderci felici, inevitabilmente il nostro corpo imparerà la gioia. Questo vale anche per altre emozioni. Si pensi nel medesimo modo alla rabbia. La rabbia produce adrenalina, ma più siamo dipendenti dall’adrenalina più tendiamo a “confliggere” con chiunque.

Tra biologia e psicologia vi è un processo di circolarità ricorsiva.

Ciò non significa reprimere la rabbia, ma imparare a modularla secondo le nostre necessità o scopi che vogliamo raggiungere.

Il sapere che noi pensiamo con tutto il corpo è nello stesso tempo una brutta notizia e una buona notizia; brutta per il fatto di sapere quanto siamo dipendenti dalle nostre emozioni, buona nel sapere che noi abbiamo la possibilità di creare un asse mente-corpo capace di essere più sensibile alla felicità e sfuggire alla sudditanza delle nostre emozioni negative. 

SEMINARIO DI NEUROSCRIPTING DEL 28 LUGLIO 2018

Porto addosso le ferite delle battaglie che ho evitato
Pessoa

Il Neuroscripting © è un metodo di training mentale, centrato sulla “presenza nell’adesso” e sull’agire emozionalmente il cambiamento, ideato con l’intento, da un lato di “re-interpretare a partire dall’ “Stato dell’Io Adulto” in accordo con il proprio “Stato dell’Io Bambino naturale” (E. Berne, 1960), emotional schemata che ancora sono fonte di sofferenza e ci fanno percepire impotenti, e dall’altro di stabilizzare nel corpo, e quindi nell’ “inconscio progressivo”, convinzioni potenzianti di natura evolutiva, riferendosi ai principi della medicina quantistica e della neuroplasticità cerebrale, e alla pratica della trasmutazione emozionale, del nud gin e della “sperimentazione dell’inusuale” (F. Nanetti, 2002, 2006, 2017).

PROGRAMMA DEL SEMINARIO:

-identificazione delle reazioni emotive parassitarie e l’assunzione di comportamenti funzionali e adeguati al raggiungimento degli scopi

-dalla “reazione” paleocorticale alla “risposta” neocorticale

-praticare la meditazione e la disidentificazione: la “consapevolezza della presenza”

-cambiare i pensieri automatici di natura copionica in pensieri che sollecitano nuove risposte emotive e comportamentali

-agire in modo consapevole: “cambiare l’abitudine di essere se stessi”

-intraprendere un percorso di elevazione spirituale: praticare la congruenza, l’autenticità, la compassione, la gratitudine, la gioia, il perdono incondizionato.

© metodo ideato da Franco Nanetti che verrà presentato il 28 Luglio 2018 presso l Hotel Savoy viale della Repubblica 22 a Pesaro  per info 0721 30783 

28 LUGLIO 2018 NEUROSCRIPTING

 

 

presso la Sala Conferenze dell’Hotel Savoy Viale della Repubblica 22 
per informazioni e iscrizioni 348 6881977   – 0721 30783 – aipac.pesaro@virgilio.it

 

 

                                                                      

         Seminario di NEUROSCRIPTING©

© metodo ideato da Franco Nanetti

 28 LUGLIO 2018

 PROGRAMMA DEL SEMINARIO: 
 -identificazione delle reazioni emotive parassitarie e assunzione di comportamenti funzionali  e  adeguati al raggiungimento degli scopi    
-dalla “reazione” paleocorticale alla “risposta” neocorticale    
-praticare la meditazione e la disidentificazione: la consapevolezza della presenza     
 -cambiare i pensieri automatici di natura copionica in pensieri che sollecitano nuove risposte emotive e comportamentali  
-agire in modo consapevole   -intraprendere un percorso di elevazione spirituale
   Dalle ore 9 alle 13 a Pesaro    presso la Sala Conferenze dell’Hotel Savoy Viale della Repubblica 22 
per informazioni e iscrizioni 348 6881977   – 0721 30783 – aipac.pesaro@virgilio.it
NEUROSCRIPTING © è un metodo di training mentale, centrato sulla “presenza nell’adesso” e sull’agire emozionalmente il cambiamento.Ideato con l’intento da un lato di re-interpretare – a partire dallo “Stato dell’Io Adulto”  in accordo con il nostro “Stato dell’Io Bambino naturale” (E. Berne, 1960) – emotional schemata che ancora sono fonte di sofferenza e ci fanno percepire impotenti, e dall’altro di stabilizzare nel corpo, e quindi nell’ “inconscio progressivo”, convinzioni potenzianti di natura evolutiva, sulla base di principi della medicina quantistica e della neuroplasticità cerebrale e sulla pratica della trasmutazione emozionale, del nud gin e della sperimentazione dell’inusuale  (F. Nanetti, 2017).

 Franco Nanetti   Docente presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Urbino. Psicologo, psicoterapeuta, Direttore e Coordinatore didattico del Master di II livello in “Mediazione dei conflitti” presso l’Università di Urbino. Saggista e formatore. Autore di libri pubblicati con case editrici di fama nazionale ed internazionale.  Da tempo i suoi studi si sono focalizzati sull ’ approfondimento di tematiche inerenti un’integrazione tra psicologia e spiritualità, nella ricerca di una comprensione degli stati evolutivi della coscienza e di percorsi di guarigione profonda.